La scuola è appena iniziata e tra qualche giorno si ripresenterà il problema dei compiti, delle interrogazioni, dei voti, delle note… Ricomincerà la solita guerriglia tra genitori e figli sulla voglia e sui modi di studiare e di frequentare proficuamente la scuola.

Rispettando le modalità di apprendimento di ciascuno è necessario, tuttavia, saper gestire le difficoltà dei figli senza compromettere la loro autostima. In base all’esperienza maturata in molti anni di insegnamento e di presideza, ecco alcuni semplici, e sperimao chiari, consigli per i genitori.

1.- Innanzitutto è bene ricordare che il successo scolastico ( e nella vita) dipende molto dall’autostima. Per questo, compito importantissimo, dei genitori e degli iinsegnanti, è quello di potenziare l’autostima nel bambino. Essa è un fattore essenziale nel comportamento di ciascuno di noi: ” pensiamo e agiamo in base al giudizio che abbiamo di noi stessi: l’autostima è il nostro sentimento del mondo”.

I vantaggi di una sana autostima sono: una maggiore fiducia in se stessi e negli altri, una maggiore facilità nei rapporti interpersonali, meno ansia e un senso generale di benessere. Per essere rafforzata l’autostima richiede esercizio e uno sforzo cosciente e metodico, agendo innanzitutto sulla consapevolezza. L’autostima possiamo paragonarla a un muscolo e come tale necessita di un regolare esercizio per mantenere tono e flessibilità. Le nostre emozioni, che spesso ci portano disagio o sofferenza, sono causate dal pensiero, tanto da poter dire che la qualità dei pensieri determina la qualità della nostra vita.

Il primo impegno per vivere meglio è imparare a pensare bene, dando spazio a pensieri costruttivi e rasserenanti, che supportano l’autostima e la fiducia nei propri mezzi. In questo i genitori possono essere determinanti e di efficace aiuto con le cosiddette affermazioni positive, delle frasi che ci ricordano le capacità e il valore del ragazzo.Ripetendole e aiutando il figliolo a ripeterle spesso, riescono a influenzare positivamente il comportamento.

Se è vero che è difficile evitare sempre i pensieri negativi (eccesso di autocritica, sfiducia, senso di inadeguatezza), è anche vero che si può scegliere di allargare l’orizzonte e accantonare quella parte della visione che rischierebbe di diventare un’attenzione ossessiva ai propri problemi. I gentori possono aiutare molto i loro ragazzi in questo esercizio del “pensare bene”, del dare spazio ai “pensieri costruttivi e rasserenanti”.

L’autostima si potenzia anche trasmettendo serenità al figliolo. Sappiamo che i ragazzi si rispecchiano nei genitori; se percepiscono un atteggiamento di insicurezza, o di ansia, o di timore, lo assorbono in pieno e lo manifestano in modi diversi (inquietitudine, iperattività,…).

2.- Nel passaggio da un anno scolastico all’altro è importante “far sentire grande il bambino”, spiegandogli che si tratta di un momento significativo della crescita, che si comincia a diventare grandi davvero. Il passaggio da una classe all’altra segna, di fatto, un balzo verso il momdo dei grandi.

3. I genitori devono informarsi bene e avere le idee chiare sull’organizzazione scolastica, soprattutto se si tratta dell’ingresso a un nuovo ciclo di studi. Loro devono informare adeguatamente il loro figliolo in merito alla regole della scuola, agli orari settimanali e giornalieri all’organizzazione dell’istituto scolastico, ecc. Nell’informarlo sulle regole della scuola, devono cominciare ad insegnare il rispetto di queste, qualsiasi età abbia il figlio. E’ compito precipuo dei genitori accompagnare l’alunno nel suo processo di responsabilizzazione, dando anche, per primi, l’esempio della condivisione e applicazione di tali regole, anche quando si ha qualche perplesità.

Nel fare questo occorre non drammatizzare, ma rassicurare il ragazzo che i cambiamenti sono graduali e normali e che i tempi dedicati al gioco e alla ricreazione non cambieranno molto, rispetto all’anno precedente.

4.- Un altro aspetto prioritatrio è quello di inculcare (con le parole e con i fatti) l’amore per lo studio: “imparare cose nuove è un valore e un piacere, che arricchisce e distingue una persona”. In ciò i genitori devono ricordare che i ragazzi imparano principalemente imitando il comportamento degli adulti (gioia e curiosità nello sfogliare insieme un libro, nel fare una ricerca in internet,…).

5.- I genitori e gli adulti, deputati all’educazione dei bambini, hanno il compito di offrire all’alunno un ambiente idoneo e i materiali per esprimere e sviluppare le sue potenzialità in modo completo ed efficace. Ogni bambino deve essere lasciato libero di fare le sue esperienze e attività, perché egli, come diceva la Montessori, ha una “mente assorbente” capace di cogliere e assimilare, attraverso il subconscio, le esperienze esterne, sviluppando così le sue capacità psichiche e intellettuali.

6.- Importante per il successo scolastico è avere un metodo di studio. I genitori possono aiutare il figliolo in tal senso. Per aiutarlo bene, occorre ricordare che:
un metodo autentico deve essere efficace, cioè permettere il raggiungimento dello scopo, che è quello di imparare da uomini. Il metodo di studio è efficace se permette allo studente il massimo rendimento nel più breve tempo possibile. Il metodo deve garantire la qualità dell’istruzione nel tempo, per cui man mano che i giorni passano si impara di più , si approfondisce meglio il proprio sapere; deve favorire il manifestarsi del “fascino” che rende piacevole lo studio.

Quest’ultimo diventa piacevole quando si è consapevoli di quello che si studia e del perché si studia; quando si ha la certezza di raggiungere l’obiettivo; quando lo studio non comporti più fatica del dovuto. Avere un metodo non significa circondarsi solo di libri, non vedere o non pensare altro all’infuori dello studio e delle interrogazioni, rimanere ore ed ore attaccati alla scrivania; non significa cioè “secchiare”.

“Lo studio è una forma consapevole di apprendimento finalizzata alla scoperta e alla manipolazione intelligente della realtà attraverso le discipline scolastiche”.
Il metodo di studio deve perciò aprire a tutta la realtà: al gioco, allo sport, alla natura, agli amici, alla musica, ecc.
È vero studente chi sa vivere, cioè chi sa imparare da tutto e da tutti: sa fare delle valide ed interessanti esperienze dentro e fuori la scuola.

7.- Aiutare lo studente alla pianificazione intelligente delle sue attività. La pianificazione fa guadagnare tempo, infatti favorisce un migliore rendimento negli studi e lascia il giusto spazio agli interessi e alle esigenze extrascolastiche.Pianificare l’attività di studio in modo razionale significa tenere presente: le capacità e i ritmi di apprendimento personali, la quantità e la scadenza dei compiti, il bisogno e il dovere di imparare, le richieste della famiglia e della scuola frequentata. Così, ad esempio, è meglio prepararsi al compito di latino con 30 minuti al giorno che studiare 6 ore consecutive alla vigilia.

In quest’ottica diventa necessario preparare e mettere bene in evidenza sulla scrivania, un adeguato quadro orario settimanale,che dovrebbe tener conto: dei compiti a casa giornalieri, delle difficoltà e delle preferenze dell’alunno nelle singole discipline di studio, di eventuali esigenze di ripasso. Un quadro orario adattato che non deve essere fisso ed immutabile, ma adattabile alle necessità dello studio e dello studente, verificabile ogni fine giornata. Ciò dovrebbe consentire allo studente, via via, di distribuire le attività di studio in modo razionale ed equilibrato.

8. Un altro importante fattore di crescita è il rispetto della “diversità”. In ciò i genitori devono essere molto attenti, spogliandosi per primi di eventuali pregiudizi, che potrebbero, anche involontariamente, essere trasmessi.

9.- E’ necesario, anche ai fini della prevenzione, fare attenzione al “bullismo”. Si tratta di un fenomeno in espansione che colpisce, in particolar modo, i ragazzi di età compresa tra i 14 ed i 18 anni (sottostare alla legge del più prepotente per essere lasciati in pace).

E’ un problema molto serio, per la scuola e i per i genitori. A casa, papà e mamma dovrebbero prestare la massima attenzione ai segnali che provengono dagli stessi ragazzi una volta rientrati da scuola: rifiuto di partecipare ad eventi sociali, senso di tristezza, propensione al pianto, bisogno di isolarsi, ecc. Talvolta lo sguardo e l’ atteggiamento del figliolo valgono più di tante parole.

Anche per questo problema diventa necessario creare un clima di forte reciproca fiducia tra genitori ed adolescente, che porti il figlio a raccontare anche esperienze di cui si sente colpevole: “la vittima sente spesso un senso di colpevolezza per le vessazioni che subisce, un po’ come tutte le vittime di violenza”. In caso di fondati sospetti, non bisogna indugiare, occorre parlarne subito con il dirigente scolastico.

10.- Infine, e non meno importante, è “avere pazienza”, tanta pazienza! L‘imperativo categorico per i genitori (e per gli educatori) deve rimane questo. Ai figlioli (bambini, ragazzi, preadolescenti) si deve rispetto “delle fatiche, delle paure e dei tempi di crescita”, rispetto “della personalità e della originalità “; questo rispetto si può estrinsecare solo se si esercita la dote della pazienza.

a cura del prof Orazio Bianco

Ulteriori approfondimenti in: www.oraziobiancoprontoscuola.it