17 giugno 2009 -
Non sarebbe esistito, forse, il Futurismo, senza il suo ideatore, Filippo Tommaso Marinetti.
In occasione del centenario, al Futurismo la stampa ha concesso ampio spazio e numerose sono state le iniziative culturali per celebrarlo. Non altrettanto è accaduto al suo fondatore. Condannato alla damnatio memoriae per la sua ideologia, Marinetti è stato ricordato nella densa monografia “Marinetti invenzioni avventure e passioni di un rivoluzionario” dallo storico Giordano Bruno Guerri. Guerri ha pubblicato nel 2008 una biografia del poeta nato in terra d’Abruzzo, “D’Annunzio poeta-guerriero” e in questo 2009 lo studio su Marinetti. Le due biografie sono frutto di una stessa ricerca storiografica.
“Altrimenti sarebbe stato impossibile – dice Guerri - pubblicare a distanza di un solo anno i due volumi”.
L’incontro con Guerri avviene alla biblioteca comunale di Palermo, dove domenica ha presentato il suo libro per iniziativa dell’assessore alla cultura Giampiero Cannella, che al deus ex machina del movimento ha pure intitolato una via. Il giorno prima, a Catania, lo scrittore ha ricevuto il premio “Cultura del Mediterraneo”.
Da cosa nasce l’interesse per Marinetti?
“È un rivoluzionario, appartiene al gruppo degli irregolari, come molti dei miei personaggi. Un anarchico di destra che, in occasione del centenario, sapevo si sarebbe cercato di nascondere come se fosse una vergogna nazionale. Prevalentemente per i suoi rapporti con il regime fascista. E, in effetti, su di lui non c’è stata alcuna mostra, se non quella, piccola, organizzata da me a Milano. Ma se c’è un movimento culturale che è nato nella testa di un uomo solo questo è, appunto, il Futurismo”.
Cento anni dopo che cosa rimane di quella straordinaria avventura intellettuale?
“L’avventura di Marinetti inizia il 20 febbraio 1909 quando, sul quotidiano francese Le Figaro, addirittura in prima pagina, apparvero gli undici punti programmatici che inneggiavano al superamento del languore romantico e delle idee passatiste. Il futurismo fonda la sua visione del mondo sul completo rinnovamento della sensibilità umana avvenuto per effetto delle grandi scoperte scientifiche. Il futurismo fu un movimento precursore, con un gusto che noi adesso possiamo recepire come contemporaneo. Il movimento, in ogni caso, cambiò per sempre i rapporti fra arte e vita e creò lo stesso concetto di avanguardia”.
Ma quali furono i rapporti fra i due?
“Marinetti guardava avanti a sé, non dentro di sé. All’interno del Vittoriale c’è un curioso oggetto, ritrovato all’interno di una caldaia. E’ una rarissima scultura, opera di Marinetti, che donò a D’Annunzio durante il loro ultimo incontro ed è una doppia leva di un bimotore Caproni. Il significato dell’opera è che loro due sono i motori della nuova Italia”.
Furono tantissime le sue intuizioni…
“Dall’uomo bionico alla televisione, a una rete che avrebbe avvolto il mondo e avrebbe permesso comunicazioni velocissime e simultanee tra gli uomini e fra individui e individui: internet”.
Marinetti, però, guarda al futuro ma inneggia allo stesso tempo all’unica igiene del mondo, rappresentata dalla guerra
“Noi facciamo fatica a capire la mistica della guerra di Marinetti, però bisogna calarsi nell’epoca. Non era un pazzo isolato che invocava la necessità della guerra. Intellettuali di tutta Europa – anche miti come Thomas Mann e Sigmund Freud- parlavano della ineluttabilità della guerra che doveva porre fine a un’epoca e creare un mondo nuovo. Quindi la guerra veniva sentita come indispensabile da molti e infatti poi molti giovano furono influenzati da questi grandi maestri. Inoltre, gli uomini contemporanei hanno avuto l’esperienza di due guerre mondiali, Marinetti no. Effetì (così Guerri chiama affettuosamente Marinetti, ndr) esaltava la guerra come concetto globale, la guerra era una sfida, un duello, era tutt’altro che un massacro. Nel 1909 la guerra era il mezzo per redimere le terre irredente. Visto alla luce del Risorgimento, era addirittura auspicabile. Ma nel 1918, nel Manifesto politico del partito futurista, Marinetti propone addirittura la smobilitazione dell’esercito, da sostituire con un piccolo esercito su base professionale che difendesse i confini”.
La pubblicità invade oggi la nostra vita. Marinetti fu, anche in questo caso, un anticipatore.
“L’uso della pubblicità in Marinetti è geniale. Tappezza le vie delle più grandi città italiane di manifesti enormi dove c’è semplicemente scritto a caratteri cubitali: F.T.MARINETTI=FUTURISMO. Le sue sono genialità, invenzioni che anticiperanno anche in questo caso gli studi di Mac Luhan su “il mezzo è il messaggio”. Marinetti intuisce fin da subito che la curiosità è il miglior propellente per la conoscenza e la suscita. Molti anni dopo, era l’inizio degli anni ’90, susciterà grande curiosità uno strano manifesto che non pubblicizzava niente, dove c’era un neonato su fondo tricolore la scritta Forza Italia”.
E il suo rapporto con la donna?
“Anche qui bisogna sfatare un mito. Marinetti non disprezzava la donna. Può, anzi, essere considerato il primo femminista d’Italia. Il suo disprezzo era per la donna casa-chiesa-focolare di Fogazzaro, per la languida creatura di D’Annunzio. Ipotizzava una donna pari all’uomo, anche nei comportamenti, anche nei diritti. Già nel 1909 propone che la donna possa votare e possa essere eletta”
Il futurismo è tra i pochi eventi del 900 che pone l’Italia in prima fila.
“Tutti i grandi movimenti culturali del dopo Rinascimento sono nati all’estero. L’Italia era, per motivi storici, isolata e non in grado di creare un movimento che coinvolgesse tutti gli aspetti dell’arte. Il futurismo, invece, si diffonde in tutto il mondo in pochi anni, diventa la caffeina d’Europa”.
Il movimento intendeva addirittura “svaticanare” l’Italia…
“I futuristi erano “intraprenditori di demolizioni”. Per Marinetti il secolo nuovo impone svolte radicali, il passato è una serie di abitudini da archiviare. L’avanguardia non può che essere l’ideologia della modernità”.
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