Chi meglio dei siciliani, abitanti di una terra in cui il problema della disoccupazione è sia storico che sociale, può insinuarsi nel dibattito che si è venuto a creare con le ultime dichiarazioni del ministro dell’economia Giulio Tremonti.
In sintesi, quest’ultimo ha dichiarato che il posto fisso è la base su cui costruire un progetto di vita e la famiglia, e la mobilità di per sè non è un valore. Cioé Tremonti va contro il precariato (che è una degenerazione della flessibilità) e rispolvera la sicurezza di uno stipendio o di un salario. Secondo Luigi Angeletti, segretario nazionale della Uil, è come se il ministro “fosse un loro iscritto“.
All’interno dello stesso governo, tuttavia, si è alzata la voce contraria di Renato Brunetta, per il quale non si può tornare indietro: “Tremonti vorrebbe una nuova società dei salariati, solo che questa non risponde alle esigenze di flessibilità che pone il sistema. La sua è una soluzione del Novecento che non va più bene in questo secolo“, mentre “bisogna tornare all’alleanza tra capitale e lavoro, quella che ti dà la flessibilità nella partecipazione, che ti dà l’inclusione e che fa diventare il lavoratore uno shareholder, un azionista, che può gestire le sue azioni nella mobilità“.
Non addentrandoci troppo sui tecnicismi del mercato del lavoro, è chiaro che il ministro Tremonti ha rinnovato una verità che interessa soprattutto i giovani, spesso costretti ad un precariato spacciato per flessibilità (basta pensare ai tanti addetti ai call-center in-bound e out-bound). È oggettivamente impossibile pensare di costruirsi una famiglia con contratti a tempo determinato a 3 e a 6 mesi, con 4 rinnovi, scaduti i quali scade anche il lavoratore. In Sicilia, tra l’altro, non funziona molto il detto “morto un Papa se ne fa un altro”, perché non esiste generalmente un ricambio tale nel mondo del lavoro siculo che permetta al lavoratore flessibile-precario di trovare presto un’occupazione sostitutiva e di crescente livello professionale. I più devono optare per due scelte: 1) disoccupazione; 2) emigrazione.
Dall’altro canto, Renato Brunetta fa riferimento al mutamento contemporaneo del mercato del lavoro, dove il posto fisso, più che concepito come un’opportunità appartenente al passato, fa riferimento ad una fattispecie contrattuale che cozza con le nuove strategie del mondo “capitalista”.
Tuttavia, la Sicilia (e il Mezzogiorno in genere) non può non constatare che ancora bisogna fare tanto per far sì che si possano innescare al meglio i meccanismi del lavoro flessibile e nel frattempo di certo non si può campare con la data di scadenza sulle spalle.
Nessun commento