27 novembre 2009 - Ritorniamo ad occuparci della Fiat di Termini Imerese, perché il ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, ha replicato all’editoriale di Nicola Porro su Il Giornale, in cui sosteneva che il governo vuole sostituirsi all’azienda nella gestione delle fabbriche Fiat.
Scajola ha annunciato che per l’industria termitana sono pronti investimenti per 400 milioni di euro.
Ed ha fatto sapere che “Primo. È vero che, come afferma la Fiat, costruire un’auto a Termini Imerese costa da 800 a mille euro in più. Ma Fiat afferma anche che ciò non dipende dai lavoratori, né dagli impianti produttivi, che sono stati recentemente ristrutturati anche con fondi pubblici. Dipende dalle diseconomie esterne e dalla carenza di infrastrutture, a cominciare dal porto, che obbliga l’azienda a spedire le auto da Catania”.
Inoltre, “secondo. Non vogliamo sostituirci all’azienda. È stato Marchionne ad affermare che in Italia, dove si vendono molte più auto di quante se ne producano, la produzione Fiat è destinata a crescere. Vogliamo capire se questo aumento di produzione potrà avvenire anche in Sicilia. Se non sarà possibile, chiediamo che Fiat, come preannunciato nella riunione a Palazzo Chigi dell’8 giugno scorso, specifichi quali altri prodotti saranno realizzati nello stabilimento di Termini Imerese”.
‘Terzo. Il Governo non si occupa solo di Fiat. Voglio ricordare a Porro (anche se i giornali, compreso Il Giornale, ne parlano tutti i giorni) che al ministero stiamo seguendo da mesi oltre duecento crisi aziendali e settoriali e a quasi cinquanta abbiamo già trovato soluzione, salvaguardando oltre 30 mila posti di lavoro. Quanto agli incentivi, ho proposto che nel 2010 quelli all’auto siano rimodulati a decrescere e se ne aggiungano altri per i settori industriali che più hanno subito la crisi”, ha concluso Scajola.
Fonte: Adnkronos.
vorrei ricordare al ministro Scajola che i 400 milioni sono soldi nostri e che non e’ giusto darli alla FIAT o ad altre fabbriche private che alla fine dell’anno dividono gli utili solo tra i propri azionisti
Fortunatamente le aziende che fruiscono di aiuti di Stato vanno incontro, sotto il regime anticrisi varato dalla Commissione europea, al divieto di distribuire gli utili tra i propri azionisti, cosi come al divieto di corrispondere bonus ai manager, e a una serie di altre limitazioni analoghe…
Tuttavia rimane sempre la solita domanda: è giusta la pratica della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite delle aziende private posta in essere dalla maggior parte dei governi occidentali (ancor di più durante la crisi)?