11 novembre 2009 - A Catania e provincia, ogni anno, 60 donne vengono salvate dal cancro della cervice uterina. Ma potrebbero essere più del doppio se solo si facesse più prevenzione. I dati sono stati resi noti da Aurora Scalisi, responsabile dell’unità operativa di screening dell’Asp di Catania nel corso del seminario organizzato dalla Cisl etnea e dal coordinamento Donne sulla prevenzione oncologica della donna che si è svolto ieri pomeriggio al Palazzo Platamone.
L’incontro è la prima tappa del progetto “La Prevenzione a portata di mano“, proposto dalla Cisl catanese in collaborazione con l’Asp di Catania, con l’obiettivo di promuovere la diffusione dell’informazione sanitaria e ampliare l’accesso alla prevenzione di strati sempre più vasti di popolazione.
«La partecipazione allo screening del cervicocarcinoma – ha detto la dottoressa Scalisi – nella popolazione catanese è del 30 per cento, in linea con i dati che riguardano il Meridione. Mentre al Centro Nord siamo al 70 per cento. Ma mentre al Sud, l’incidenza del tumore è più bassa, muoiono più donne per mancanza di informazione e di prevenzione».
«Ogni anno – ha aggiunto il medico – invitiamo circa centomila donne, tra i 25 e i 64 anni, rispondono solo in 25mila. Tra queste riusciamo a individuare lesioni precancerose in circa 50-60 soggetti che così possono essere curati e salvati. Se solo rispondessero più donne se ne potrebbero salvare molte di più».
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