Sono passati quarant’anni dalla quella notte del 1969 in cui un commando mafioso trafugò a Palermo, dall’Oratorio di San Lorenzo, una delle opere più famose di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio: “La Natività“. Un olio su tela di 2 metri e 68 centimetri per un metro e 97, dipinto dall’artista nel 1609, il cui valore é stato stimato in 30 milioni di euro.
Il quadro, inserito nella lista dei 10 capolavori più ricercati dalle polizie di tutto il mondo (anche dall’FBI), da quel momento diventa protagonista di una serie di affascinanti quanto oscure vicende.
Ma andiamo con ordine, le prime notizie certe che si hanno del quadro sono del 1996: il pentito Francesco Marino Mannoia, durante il processo Andreotti, confessa di essere stato uno degli autori del colpo all’oratorio. Nella notte tra il 16 e il 17 ottobre del 1969 Mannoia rimuove (semplicemente con una lametta da barba) il quadro dalla cornice che, una volta arrotolata o piegata, porta al committente, il quale però la rifiuta in quanto irrimediabilmente danneggiata dal trasporto.
Da questo momento cosa avviene della tela è un mistero. Mannoia sostiene di averla distrutta, ma per i carabinieri del Tpa si sbaglia, il pentito probabilmente si confonde con il furto di un altro dipinto messo a segno nella stessa epoca, in una chiesa nei pressi dell’Oratorio, attribuito a Vincenzo da Pavia.
Sappiamo comunque che: tra il 1969 e il 1981, dopo tre tentativi andati a vuoto di venderlo ad alcuni collezionisti, la tela sarebbe stata seppellita nelle campagne di Palermo, insieme a cinque chili di cocaina e ad alcuni milioni di dollari, dal narcotrafficante Gerlando Alberti. Ma nel luogo, indicato dal pentito Vincenzo La Piana, nipote del boss, la cassa di ferro con la tela non c’era più, la mafia l’avrebbe fatta prelevare prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.
Nel 1980 il giornalista inglese Peter Watson dichiarò che a Laviano, in provincia di Salerno, era venuto a contatto con un mercante d’opere d’arte che gli propose di acquistare la “Natività” del Caravaggio. L’incontro con i ricettatori, fissato nella notte del 23 novembre 1980, non avvenne mai a causa del terremoto che proprio quella sera sconvolse la Basilicata e la Campania.
E infine che nel 1992, Giovanni Brusca, altro pentito mafioso, dichiara davanti ai giudici che, dopo le leggi speciali antimafia seguite alla morte di Falcone e Borsellino cercò egli stesso di trattare con lo Stato Italiano proponendo la restituzione della “Natività” in cambio della modifica del 41bis (articolo che impone ai mafiosi il carcere duro, senza alcuna comunicazione con l’esterno), ma lo Stato rifiutò l’offerta. Solo un altro pentito, Salvatore Cangemi, ne ha parlato qualche anno fa affermando che il quadro è ancora in possesso della mafia, che lo esporrebbe durante i summit più importante come simbolo e trofeo di potere.
A quarant’anni di distanza, dunque, resta ancora avvolta dal mistero la fine dell’opera di Caravaggio, fino ad oggi. Oggi, Gaspare Spatuzza, nuovo pentito di cosa nostra e nome illustre rivela: “Ho saputo da Filippo Graviano nel carcere di Tolmezzo intorno al 1999 che il quadro era stato distrutto negli anni Ottanta. La tela era stata affidata ai Pullarà (capimafia della cosca di Santa Maria di Gesù), i quali l’avevano nascosta in una stalla, dove era stata rovinata, mangiata dai topi e dai maiali, e perciò venne bruciata”.
Si conclude forse così questa ennesima oscura vicenda siciliana?
SE VERO è CHE SIA STATA DISTRUTTA …..NON CI SONO PAROLE PER COMMENTARE.