L’ulivo saraceno ha scandito secoli di storia siciliana, monumento vivente della laboriosità di umili contadini, simbolo di una civiltà che sta scomparendo sotto il maglio dissennato di una irrazionalità, tutta umana, tesa esclusivamente ad interessi economici che non contemplano certamente le armoniche melodie di una natura prodiga di impareggiabile bellezza.

Questi artisti, e non poteva essere altrimenti, vogliono testimoniare con le loro opere una esigenza di solidarietà verso un mondo che è destinato ad una fine dolorosa e ognuno, secondo il proprio sentire pittorico, ha lanciato un urlo accusatore perché lo scempio non passi inosservato, in un complice silenzio di ripugnante apatia.

I colori invadono le tele a larghe macchie, sì da comporre immaginati paesaggi luminosi, la cui armonicità non confinata da spazi geometricamente definiti, eppure comprensibili nelle varie componenti; intravediamo il cielo o il verde dei prati e, i prodighi ulivi della terra siciliana si suddividono in corpose sovrapposizioni di colore e, alla fine, l’osservatore è invaso dalla piacevole sensazione di vivere con l’artista il mistero di una scoperta, tela per tela, soggetto per soggetto, sino alla comprensione di un mondo che si è voluto effimero pur nella concretezza di concetti che dalla fantasia hanno attinto l’ispirazione, ma corposità positiva nell’osservazione amorosa del reale, pur se specchiato nell’anima sensibile dell’artista.

C’era già accaduto, ovviamente di trovarci al cospetto di tante opere d’arte, ma mai come in questa occasione, ci siamo sentiti abbracciati, avviluppati in quel caldo bozzolo di serena bellezza.

Poche volte accade di soffermarci al cospetto di quadri e provare le stesse sensazioni che possiamo provare nel guardare queste opere; al di là del godimento visivo, subitaneo, subentra uno strano fenomeno, prolungato nel tempo, eppure immediato nelle sensazioni di una realtà trasformata in sogno.

È come se questi dipinti, a poco, a poco cominciassero a dissolversi, staccandosi dal loro supporto e ricomponendosi dentro di noi; i nostri occhi, diaframmi fotografici, sembrano assorbire i colori rapidamente; la tela diventa candida e i dipinti ormai trasferiti nel nostro corpo, vivono nella loro totale, splendida bellezza.

Ore? Secondi? Non ha senso misurare col tempo la sensazione di totale possesso che queste opere possono esercitare su di noi. E, quando i dipinti ricomposti sulle tele come fluido vivente, ristabiliscono la realtà, la nostra anima si svuota dolorosamente da uno stato di dolcissima bellezza.

Ed eccoci proiettati in una realtà dolorosa. L’ulivo saraceno è prossimo all’estinzione, il tronco possente ha resistito alla folgore, si è opposto al turbine, al gelo, al sole che sgretola la roccia e questo per millenni, un trionfo della natura… ora si arrende alla follia dell’interesse, che zittisce ogni morale, ogni anelito di vita armoniosa in una corsa sfrenata verso un baratro orrido che, come miraggio, schianta ogni speranza fiduciosa in una realtà fallace, crudele inganno per occhi che rifiutano di vedere al di là dell’arido reale.

Fonte della Foto: Franco Sciacca