Si è svolta questa mattina a Palazzo delle Aquile, la messa celebrata dal cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, per il 391° Festino di Santa Rosalia, patrona della città.

Questo il testo integrale dell’omelia di Romeo:

“Mi è gradito oggi, ancora una volta, celebrare in questa augusta sede del Palazzo di Città, alla presenza dell’On. Sig. Sindaco e delle massime Autorità civili e militari, la Messa che anticipa e, di fatto, dà l’avvio ai festeggiamenti in onore della nostra Santuzza: la vergine Rosalia.
La liturgia è per noi memoria e memoriale.

Il nostro popolo sente, costante, il desiderio di dovere onorare la sua Patrona in ricordo del ritrovamento delle sue Reliquie sul Monte Pellegrino nel lontano 1624 e del loro benefico transito per le vie della nostra città, che allora venne liberata dalla terribile oppressione mortale della peste.

Passeranno nuovamente, tra un paio di giorni, le Reliquie della Santuzza per le strade della nostra Palermo e ai palermitani di questa generazione spetta il compito di mantenere viva e trasmettere ancora questa devozione, patrimonio non solo religioso, ma anche espressione di un autentico e nobile sentimento civico, culturale e popolare.

La Santuzza chiede di essere onorata da cittadini che siano onesti nei loro comportamenti, privati e pubblici, e che ispirino le loro azioni alla responsabilità evangelica dell’Amore e del Servizio.
Di tale spirito di Carità fu, infatti, piena la giovane e vergine Rosalia che, resistendo alle tentazioni offerte da questo mondo, volle essere povera, scegliendo, sulla scorta dell’insegnamento di San Paolo di perdere tutto, per guadagnare Cristo ed essere da lui ritrovata (cf. Fil 3,9), divenendo per gli uomini del suo tempo, e per noi ancora oggi, richiamo e profezia, affinché non si dimentichi che l’amore di Dio è il più prezioso e il più grande dei beni.

Nella sua radicale scelta di Dio come orizzonte essenziale per la propria vita, la giovane-vergine Rosalia pregava per i tanti motivi che affliggevano la società di allora, implorando per tutti la grazia della salvezza. Al contempo, anche a chi a lei si rivolgeva, raggiungendola nei luoghi del suo Pellegrinaggio, ora sui monti della Quisquina, ora sul Monte Pellegrino, consigliava di restare fedeli a Dio e di esercitare nella propria vita l’atto supremo della misericordia, testimonianza di un Dio che viene incontro all’uomo affaticato e oppresso, per risollevarlo dalla sua caduta.

Anche oggi la città e la Chiesa di Palermo hanno bisogno di persone che si dispongano con cuore sincero a servizio dei loro fratelli.
Così, alle Autorità civili è chiesto di provvedere alla retta amministrazione della Cosa pubblica, di quegli organismi, cioè, che riescano ad assicurare il bene comune e il progresso di tutti i cittadini.
Come bene affermava Papa Benedetto XVI nella sua Enciclica sull’amore cristiano, “Deus Caritas est”, «compito centrale della politica è il giusto ordine della Società e dello Stato» (28). Per tale ragione, proprio prendendo spunto da questa considerazione, si fa pressante la preghiera di Papa Francesco, esplicitata nell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium”, in cui chiede «a Dio che cresca il numero dei politici [e degli amministratori] capaci di entrare in un autentico dialogo che si orienti efficacemente a sanare le radici profonde e non l’apparenza dei mali nel nostro mondo.

La Politica […continua il Papa, citando Paolo VI…] è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose della Carità, perché cerca il bene comune» (EG 205).
La ricerca del bene comune, quindi, e, all’interno di esso, l’affermazione della dignità di ogni persona umana sono questioni che dovrebbero strutturare tutta l’azione politica e orientare le scelte sociali ed economiche, anche nella nostra città.

Ma, a volte, come riconosce lo stesso Papa Francesco, queste parole sembrano essere diventate scomode: «Dà fastidio che si parli di etica, dà fastidio che si parli di solidarietà mondiale, dà fastidio che si parli di distribuzione dei beni, dà fastidio che si parli di difendere i posti di lavoro, dà fastidio che si parli della dignità dei deboli, dà fastidio che si parli di un Dio che esige un impegno per la giustizia» (EG 203).

Ma è di questa giustizia che oggi, più che mai, il nostro mondo e la nostra città di Palermo hanno bisogno.
L’umanità di oggi, l’umanità di tanti nostri concittadini vive il segno di una quotidiana precarietà, fatta di mancanza di lavoro, di mancanza di prospettive per il futuro e della stessa possibilità di costruirsi una casa e una famiglia.
E noi, distratti dalla fretta di occuparci delle tante cose che richiedono la nostra attenzione, siamo attraversati dal rischio di rimanere indifferenti a questo grido, che può annidare però in sé pericoli più gravi. Come afferma Papa Francesco, infatti, «quando la società – locale, nazionale o mondiale – abbandona nella periferia [della vita] una parte di sé, non vi saranno programmi politici, né forze dell’ordine o di intelligence che possano assicurare illimitatamente la tranquillità. […] Come il bene tende a comunicarsi, così il male a cui si acconsente, cioè l’ingiustizia, tende ad espandere la sua forza nociva e a scardinare le basi di qualsiasi sistema politico e sociale» (EG 59).
Noi, non possiamo essere complici di questo disagio!
Auspico anche per la nostra Palermo un nuovo modello di solidarietà sociale e politica, che tenda alla costruzione di una città e quindi di un mondo migliori.

Come la giovane-vergine Rosalia nella sua testimonianza cristiana di ieri, la Chiesa palermitana di oggi, in ogni comunità che la rappresenti e in ogni cristiano che la costituisce, è chiamata ad essere strumento di Dio per la liberazione dell’uomo dalle sue sofferenze e dalle sue povertà.
Chiaro, a questo proposito, l’invito pressante rivoltoci da Papa Francesco, un appello alla fedeltà alla missione evangelica ricevuta dal Signore: «La Chiesa, guidata dal vangelo della misericordia e dall’amore all’essere umano, ascolta il grido per la giustizia e desidera rispondervi con tutte le sue forze» (EG 188).

Il Vangelo della Carità, costituisce la via maestra per assicurare ogni forma di promozione umana. Un annuncio che si traduce in concreto segno d’amore. Quello stesso che fu incarnato dall’esempio del Beato Pino Puglisi, martire del vangelo e della giustizia, che attraverso la propria vita e la propria missione evangelizzatrice professava la fiducia nella possibile liberazione dal degrado umano e sociale dei suoi parrocchiani, della sua Chiesa, della sua Palermo.

Infatti, annunciare la carità è per noi un impegno concreto a rimuovere dalle singole persone, e dalle strutture sociali, le cause dell’emarginazione e dell’ingiustizia, le vere pesti da cui chiediamo oggi alla nostra Santuzza di liberare la nostra Palermo, la nostra Sicilia.
Viva Palermo e Santa Rosalia!!!”,