Il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha firmato il decreto ministeriale, in attuazione dello Sblocca Italia, con il quale si dà il via ad importanti opere pubbliche, destinando i primi 50 dei 100 milioni disponibili ai provveditorati interregionali alle opere pubbliche. Tra questi, importanti sono gli interventi previsti per la regione Siciliana, tra cui il completamento di tre strutture di Comandi di Carabinieri e Commissariato di Pubblica sicurezza, in provincia di Siracusa, Catania e Trapani.

Nel decreto, inoltre, sono previsti importanti e significativi interventi in materia di dissesto idrogeologico, di difesa e messa in sicurezza di beni pubblici su tutto il territorio nazionale.

In buona sostanza il governo rilascia una parte delle risorse ma limitatamente alla sicurezza e non sblocca, invece le risorse relative ad infrastrutture e trasporti viari e ferroviari il cui avvio è previsto per la fine del 2015. Risorse che non coprono neanche i fondi Pac, invece, ritirati nei confronti della Sicilia.

Le risorse, però non passeranno dal bilancio della Regione dove resterebbero ‘incastrate’ in una situazione complessa come quella dei conti siciliani per chiudere i quali mancano 1 miliardo e 700 milioni di accantonamenti e 1 miliardo e 200 milioni di mutui complessivi non contratti. Risorse che Palermo chiede a Roma ma che, intanto, iscrive in bilancio come entrate.

“Il varo dell’esercizio provvisorio ci lascia perplessi per il drammatico scenario di precarietà che lascia aperto”. Dice Mimmo Milazzo segretario generale della Cisl Sicilia che si unisce alla preoccupazione già espressa dal segretario Cgil Michele Pagliaro. “I nodi irrisolti sono stati solo spostati in avanti di qualche settimana ma verranno tutti al pettine. E a maggio il Titanic-Regione rischia di finire a fondo”. “Dov’è l’accordo con lo Stato che assicura il versamento nelle casse della Regione degli 1,7 miliardi?”, si chiede la Cisl per la quale “con quella previsione in bilancio siamo solo nell’iperuranio delle belle speranze”.

“Artifizi contabili”. Sarebbe stato meglio, osserva il segretario, se l’esercizio provvisorio fosse stato preceduto da una intesa chiara con lo Stato. Oltretutto, rileva la Cisl, la Regione è l’unica in Italia tra quelle a statuto speciale a non aver chiuso con Roma un accordo sull’attuazione delle norme del proprio statuto.

Per la Cisl, il punto è che “la Regione rinvia sistematicamente il piano delle necessarie riforme strutturali. Annunci, dichiarazioni, nessun atto concreto”. “Crocetta farebbe bene – afferma Milazzo – ad aprire entro la metà del mese il confronto sociale per definire assieme a sindacati e imprese un percorso virtuoso. Anche in vista delle prossima legge di stabilità. E per impedire il default e rimettere in moto l’economia, con il contributo della società”.

La Sicilia, sottolinea la Cisl, ha bisogno di una radicale ristrutturazione della spesa con il taglio di sprechi e privilegi: “dagli affitti impropri alle spese di intermediazione alle consulenze ai Cda delle Partecipate”. Inoltre, al centro dell’agenda politica va messa “urgentemente” una strategia per il futuro che riguardi l’impiego efficiente dei fondi Ue; gli investimenti in infrastrutture; il rilancio dei siti industriali in difficoltà. Un piano energetico integrato che, nella “regione che ha il costo dell’energia più alto d’Italia”, attragga e renda convenienti gli investimenti.