Da grande, quando avrà 38 anni e per il ‘non statuto’ del M5S non potrà candidarsi più (sono consentite due legislature), Luigi Di Maio aprirà un’impresa di comunicazione e di e-commerce.

Era quello che voleva fare prima di imbarcarsi nel progetto di Beppe Grillo e di diventare, inconsapevolmente, l’enfant prodige dei 5 Stelle. Intanto, sempre in nome del ‘non statuto’ ,l’attuale vice presidente della Camera assicura che tornerà ad essere un cittadino: “Non vedo l’ora di tornare in un Paese cambiato dal M5S e ci basterà una legislatura per fare due-tre cose per rimettere in carreggiata l’Italia”.

Di Maio oggi completerà il tour siciliano organizzato in alcune aziende. Ieri pomeriggio, mentre si rincorrevano voci e smentite sulla possibile formazione del nuovo governo regionale, il vice presidente della camera era a Misterbianco a visitare un’azienda di gioielli. Ci dice qualcosa sulla nuovo esecutivo della Regione? “Macché la giunta numero 999? Ma dai…”, sbotta appena uscito dal negozio con accanto Giuseppe Ursino del Tavolo per le Imprese.

“Crocetta – continua Di Maio – rappresenta solo il modo di governare del Pd. Non è solo la Sicilia, c’è Roma e ci sono tanti altri tanti comuni e regioni ostaggio del Partito Democratico. L’unico modo per riuscire a superare questo modo di amministrare è già pensare al futuro di questa regione. Mi state intervistando mentre incontro imprenditori siciliani e le soluzioni ci sono tutte basta ascoltare”

Quindi che fare?

“La questione è semplice: eleggeremo questa volta un governatore della Sicilia che non ha avrà preso voti dalle persone che lavorano negli enti inutili o dalla solita imprenditoria che io chiamo prenditoria? Se voteremo M5S questo sarà possibile. Poi le soluzioni si applicano”.

Ma Di Maio, proprio qui si parlò del famoso modello Sicilia…

“Mi fa piacere che me lo stiate ricordando perché mi consente di rispondere a tutti quelli che ci dicevano che dovevamo fare l’accordo col Pd, che proprio qui avevamo detto: meravigliateci. E invece ci hanno terrorizzato”

Cioè?

“Siamo partiti dal Muos e dall’avvitamento su se stesso di Crocetta per poi passare a tutte quelle azioni che i siciliani conoscono meglio di me. Parlo di azioni terrificanti e nella migliore delle ipotesi vedono un governatore che non fa e che lascia alla deriva quest’isola”.

Ma Crocetta…

“Guardate, parlare di Rosario Crocetta è tempo sprecato. Semmai parliamo del futuro della Sicilia, mettiamo assieme tutte le risorse buone che ci sono. In questo tour ho incontrato decine di imprenditori che non hanno chiesto nulla alla politica e che fanno le cose senza la politica e lo fanno ad altissimo livello nel mondo. Questo è il motore propulsivo di quest’Isola ed in generale dell’Italia”.

Proprio qui in Sicilia, nel 2012, cominciò la vostra ascesa. Oggi avete una classe dirigente e c’è chi immagina una vostra vittoria con Giancarlo Cancelleri candidato presidente…

“Siamo impegnati a dimostrare ai siciliani che siamo pronti e non lo si fa lanciando un nome, ma un programma serie e dimostrando di conoscere quali sono i problemi di questa terra. Il miglior modo per governare, lo ripeto, è ascoltare le persone. Non sentirle. Certo, per noi la Sicilia è una regione strategica perché possiamo fare un risultato importante, governare e dimostrare a tutti gli italiani che lo sappiamo fare meglio di quello che ci hanno massacrato fino ad ora”.

Senta, quanto dura il governo Renzi?

“Purtroppo molto perché si tengono per mano. Ci sono quelli nuovi che stanno aspettando cinque anni per maturare la pensione e quelli vecchi che non vogliono andare a casa perché non saranno ricandidati e tutti insieme vogliono arrivare al 2018. Il nostro compito è farli cadere prima ed andare a votare perché solo le elezioni possono salvare questo Paese”.

Intanto ci sarebbe un sondaggio segreto, ne ha parlato Affari Italiani, che vedrebbe lei come anti-Renzi…

“Per ora stanno sondando su di me, domani lo faranno con un altro. La politica dovrebbe smettere di ragionare sui sondaggi e preferirgli i referendum perché se coinvolgesse di più i cittadini sulle leggi che fa, ad esempio la riforma Fornero, quindi ascoltando di più con strumenti di diritto e non sondaggisti , probabilmente comincerebbe a governare meglio questo Paese. Ma questo ragionamento vale anche per i comuni e le regioni. Più si utilizza la democrazia diretta e meno sondaggi”.