“Fra un mese circa ci saranno le elezioni regionali. Tutti i candidati alla Presidenza e ad un posto all’Assemblea parleranno di lavoro con slogan per attirare maggiore attenzione negli elettori, vorremmo che non si parlasse senza costrutto, per accaparrarsi il nostro voto, servono progetti chiari, per far diminuire la disoccupazione in questa bistrattata città”.

Non vogliomo promesse, ma un lavoro vero, le 37 guardie giurate di un istituto di vigilanza di Messina, Il detective, licenziate e collocate in mobilità, percependo una modesta indennità. “Fra un anno l’indennità di mobilità cesserà ed è viva la preoccupazione di trovarci senza un mezzo di sostentamento, visto che la maggioranza di noi è monoreddito” dichiarano. Per questo si rivolgono al prefetto di Messina, Francesco Alecci: “Confidiamo in lei – scrivono -, invitando le aziende operanti nel settore della vigilanza o di portierato, qualora dovessero assumere, ad attingere dal suddetto personale, possibilmente inserito in un apposito albo, onde garantire una maggiore sicurezza, anche in termini di rilasci di porto d’armi, così come avviene in altre parti d’Italia”.

Poi, aggiungono i particolari della drammatica situazione in cui si trovano, simile a quella di molte altre persone in tutto il Paese: “Abbiamo dovuto vendere i nostri beni, i ricordi dei nostri cari, per poter mangiare, per pagare le utenze. Viviamo nella speranza che qualcosa di positivo possa ancora accadere, evitando di farci prendere irrimediabilmente da uno sconforto, che purtroppo negli ultimi mesi nella Penisola è avvenuto con dei gesti inconsulti. La sola fede in Dio e il bene che vogliamo alle nostre famiglie ha evitato che si consumassero simili tragedie”.