Della serie quando il lavoro bisogna inventarselo. Francesco detto Mr.Pera, 30 anni, ne ha sperimentato uno davvero particolare, made in Usa: la pittura sulle scarpe. Anzi sulla scarpa, la Nike Air Force bianca, su cui realizza a mano delle vere e proprie opere d’arte, che siano piccoli loghi o accurati ritratti.

I temi sono vari, dalle forme geometriche ai personaggi dei cartoni animati, dai monumenti più famosi come la statua della libertà e il Colosseo e i nostri affezionati Liotru ed Etna alle varie bandiere del mondo, dagli sport fino ad arrivare alle grandi star del basket e del calcio. Francesco ha frequentato l’Istituto d’Arte e l’Accademia delle Belle Arti a Catania, poi si è trasferito a Verona e a Milano, dove ha vissuto per due anni dipingendo e lavorando come grafico.

“Vivere fuori non è facile – racconta – la vita è più costosa. Posso dire che, paradossalmente, tornare a Catania mi ha dato più possibilità di quelle che avevo al Nord“.

GUARDA FOTO 

Com’è nata l’idea di dipingere sulle scarpe? E come mai proprio le scarpe? Non sarebbe più semplice una maglietta? “L’idea è nata quasi per caso, parlando con un amico. Allora mi sono detto «Perché non provare?». Era il 2012, è stata davvero una scommessa è lo è tuttora. La scarpa su cui dipingo è l’Air Force bianca classica, che è stra-venduta e in più è come una tela. In America lo fanno già da qualche anno ed è una cosa che piace molto. Perché le scarpe? Perché il mercato della maglietta è ormai saturo. La scarpa, invece, in Italia è stata una novità. Ad un certo punto sono arrivate davvero tantissime richieste e lì ho capito che aveva funzionato”.

Quanto lavoro c’è dietro un paio di scarpe? “Il lavoro è tutto manuale, uso dei pennellini e colori acrilici resistenti all’acqua fatti apposta per la pelle, che vengono dalla California. Per un paio di scarpe ci vogliono mediamente due giorni. L’idea iniziale era quella di realizzare semplici decori geometrici o loghi, poi col tempo mi sono spinto sempre più oltre, fino ad arrivare a veri e propri ritratti. Non è un lavoro semplice, ma amo la sfida ed è per questo che quando la gente mi fa richieste assurde non dico mai di no“.

Attraverso quali canali le fai conoscere? “Tramite Facebook e il passaparola, che è fondamentale in queste cose. Durante l’estate e nel periodo natalizio, per esempio, ho avuto così tante richieste che quasi rischiavo di perdere la vista!”.

A quale target hai pensato inizialmente? “Il target non l’ho pensato. Il tipo di scarpa che dipingo nasce per gli amanti delle sneakers anni ’80, ma adesso va molto tra gli adolescenti, quindi possiamo dire che il target si è autodefinito. I miei clienti sono quelli del negozio Dream Team con cui collaboro e dove vendo le mie scarpe, che hanno dagli otto ai cinquant’anni, insomma ce n’è per tutti i gusti”.

La richiesta più strana che hai ricevuto? “Una di quelle che ancora ricordo è Barbie. In quel periodo quando incontravo qualcuno per strada neanche mi salutava e mi diceva subito «non dovevi farle le scarpe con Barbie!». Quelle più interessanti, invece, sono state quelle con il carretto siciliano“.

Se dovessi realizzare un paio di scarpe per te, cosa ci disegneresti? “Non saprei proprio, probabilmente le cambierei ogni settimana perché il mio cervello è in continuo movimento e c’è sempre qualcosa che stuzzica la mia attenzione”.

E nel futuro cosa farai? “Penso che questa attività delle scarpe finirà prima o poi. Ormai non esiste più l’idea del posto fisso, molti ancora cercano il contratto a tempo indeterminato, ma il lavoro cambia di anno in anno e non ho idea di cosa farò. Non credo che resterò a Catania tutta la vita, anche se ci sono tornato con tutto il cuore. Confesso che non mi dispiacerebbe staccarmi dal mondo del dipinto per dedicarmi a quello dell’interior design, un’altra delle mie passioni.

Mi piace lavorare con il legno e con il cartone e quando stavo a Verona ho collaborato con un’associazione che si occupa di creare complementi d’arredo con materiali riciclati. Una cosa bellissima. Per il resto ho un milione di progetti, così tanti che non so neanche da dove cominciare. Penso che le opportunità ci sono, ma bisogna sapersi muovere e, pur lavorando molto con il computer, sono convinto che ci sarà un ritorno alla manualità. Qualcuno sostiene che la mia naturale tendenza sia l’animazione video ed effettivamente ci sto pensando. Al Nord Europa c’è la possibilità di lavorare in questo settore”.

E l’amore? I suoi amici gli suggeriscono di trovarsi una ragazza e lui scherzando risponde: “Di certo non andrò in giro con la maglietta ‘Marry me’, quando arriverà penserò anche a questo, intanto sono concentrato sul lavoro”.

Francesco ha anche realizzato scarpe per alcuni giocatori del Catania e della Nazionale. È un ragazzo semplice che non ama troppo far baldoria e spiega: “Ammetto che probabilmente il fatto di non essere sempre presente in giro e agli eventi mondani è una pecca per il mio lavoro, forse dovrei farmi più pubblicità. Ma per fortuna ci sono le mie scarpe che girano al posto mio”.