Giornata di protesta al presidio ospedaliero di Gela contro l’Asp 2 di Caltanissetta, dove le polemiche non hanno riguardato solo la sanità pubblica e i suoi tagli bensì anche “l’indifferenza dei governi nazionale e regionale nei confronti della vertenza Eni e i derivanti effetti dannosi per la salute dei gelesi”.

“La rottura dell’accordo Eni, che ha ritirato 700 milioni di investimenti dal progetto siciliano sul petrolchimico di Gela – spiega Calogero Coniglio, delegato regionale della Fsi e segretario regionale del Cni Coordinamento Nazionale Infermieri – , annulla di fatto il programma di riqualificazione produttiva, bonifica e di tutela ambientale per il territorio gelese, problema che si ripercuoterà a cascata sulla salute dei cittadini”.

Secondo Coniglio, “l’obiettivo dell’Eni è chiaro: limitare l’attività in Sicilia all’estrazione del petrolio, spostandone la raffinazione al Nord d’Italia. Questa scelta comporterebbe consegue molto gravi poiché l’aumento secco dell’attività petrolifera senza gli investimenti economici collaterali per la bonifica e il monitoraggio ambientale, aumenterebbe il grado di inquinamento del bacino idrico e dei terreni, e causerebbe gravi danni per l’agricoltura , il mare, l’ambiente, e per tutta la catena alimentare. Il rischio più grave è quello dell’incremento di malattie serie, tra cui varie forme di cancro, per non parlare dell’ulteriore aggravio delle spese sanitarie per i cittadini e per il Ssn”.

“L’ospedale di Gela – prosegue Coniglio – non sarebbe più in grado di far fronte alle cure dei pazienti con simili patologie. Tutto sulla pelle dei cittadini, con l’aggravante della perdita di centinaia di posti di lavoro e con il rischio che il fenomeno possa allargarsi altre raffinerie siciliane”.

Numerose le rivendicazioni del sindacato nisseno e dei lavoratori del presidio ospedaliero gelese, soprattutto la carenza di personale infermieristico e sanitario nell’Asp 2 Caltanissetta (con particolare riferimento al “Vittorio Emanuele” di Gela), con livelli assistenziali non più sostenibili in tutti i reparti e personale allo stremo.

“In questi ultimi cinque anni si è passati da 2/3 Ausiliari per ogni U. O. a 2/3 U. O. per ogni Ausiliario – denuncia Salvatore Ballacchino, segretario territoriale provinciale F.S.I. -, e ancor più grave nella rianimazione dove la presenza di infermieri e ausiliari è commisurata per assistere meno pazienti di quelli assistiti”.

A ciò si aggiunge una “gestione del personale che non riesce a fronteggiare le assenze – prosegue il dirigente sindacale Fsi Giovanni Giardina -: sono assenti quelle figure professionali pre-dirigenziali utili a facilitare la gestione e le problematiche legate alla programmazione delle attività assistenziali e del personale dedicato ad esse, posizioni già individuate e regolarmente bandite dalla direzione generale dell’Asp, nel mese di ottobre 2013 e le graduatorie, ad oggi sono rimaste segrete”.

Secondo il dirigente sindacale Fsi Paolo Balsamo, inoltre, “l’assenza di personale di supporto come gli Oss nelle corsie provoca la snaturalizzazione di molte professionalità come infermieri, tecnici, ostetrici e ausiliari”.

Il sindacato chiede in conclusione un intervento tempestivo per poter garantire un adeguato numero di personale medico, infermieristico e di supporto in ogni singola unità operativa: “assunzioni immediate, lavoro per i precari e i disoccupati – conclude Calogero Conglio, che denuncia una disparità di trattamento tra presidi: a Gela pesa l’assenza di 50 posti di Infermiere sui 67 vacanti in tutta l’Asp e la direzione aziendale indice dei bandi di concorso per assunzioni a tempo determinato chiamando 26 su 29 infermieri al S. Elia di Caltanissetta”.