Se la ridono il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta ed il suo (si fa per dire) assessore all’economia Alessandro Baccei. La foto è di appena un mese e mezzo fa, giorno più giorno meno. Erano i giorni dell’insediamento del governo Crocetta ter.

Ma da ieri, vigilia di Natale, quella foto sembra ormai lontana anni luce. Sono piovute come macigni le parole del presidente della Regione Rosario Crocetta che ha aggiustato il tiro praticamente su tutte le cifre (poche in realtà) snocciolate il giorno prima dell’assessore venuto dal freddo nell’illustrare il bilancio di previsione e l’esercizio provvisorio.

A Crocetta non è andata giù la preoccupazione di Baccei che lasciava intendere come la Sicilia sia ormai spacciata e come i prepensionamenti potrebbero non bastare a salvare i conti. Un assessore preoccupato che non vuole neanche quantificare il buco di bilancio e che ammette candidamente di aver messo nero su bianco conti praticamente ‘falsi’ usando fittiziamente i fondi di riserva e gli accantonamenti a garanzia dei residui attivi per dare copertura, solo sulla carta, agli stipendi e poter prendere 4 mesi di tempo.

“Baccei è preoccupato perché non ha visto cosa abbiamo ereditato nel 2012 quando siamo arrivati – dice Crocetta con il sorriso in bocca -, il grosso del problema è già stato risolto. Abbiamo tagliato un miliardo e 800 milioni di spesa e messo a regime i conti della regione già nel 2013. Dobbiamo tagliare un altro miliardo? E che sarà, troveremo anche quello”.

Insomma presidente c’è una divergenza di opinioni fra lei e l’assessore?

“Ma no, è solo che non è abituato. Subito dopo questo lungo ponte natalizio ne parleremo e vedrete che comprenderà che non si devono mandare messaggi negativi e catastrofistici come ha fatto in questi giorni. Ripeto il lavoro importante è stato già fatto e la Sicilia ha già le carte in regola per presentarsi a Roma come una Regione virtuosa. Ora tocca a Roma fare la sua parte”.

Crocetta addolcisce più volte la sua pillola parlando sempre di Roma come entità astratta: “E’ lo Stato che ci ha sottratto 1 miliardo e 200 milioni di risorse”; “E’ lo stato che deve mantenere gli impegni presi per i quali si dovevano usare i fondi Pac e fra questi ci sono Termini Imerese, i Pip, le infrastrutture siciliane e così via”; “E’ Roma che non può chiedere alla Sicilia più che rigore, ‘rigor mortis’ e deve comportarsi con la regione così come lo Stato chiede a Bruxelles di comportarsi con l’Italia ovvero con la necessaria flessibilità e consentendo le spese che creano sviluppo”.

Ma Crocetta precisa tre volte durante le sue dichiarazioni: “Quando dico Roma non dico Baccei”.

Crocetta, dunque, difende i regionali, difende i precari, difende i forestali e arriva a dire: “Non si può puntare tutto sulle 4 riforme di cui stiamo parlando. Le Riforme servono ma non possiamo legare a quelle il bilancio. Se poi non riusciamo a fare 4 riforme in 4 mesi che facciamo buttiamo tutto a mare?”.

Sembra di rivedere una scena dal copione già visto, gli ultimi mesi di Luca Bianchi all’Economia con l’assessore che faceva e il presidente che disfaceva o viceversa. Le dimensioni dei tagli sembrano aver fatto comprendere a Crocetta che un intervento di simile portata lo porterebbe veramente verso la rivolta dei siciliani e non sarebbe la sua rivoluzione.

Il Presidente, dunque, si trova, adesso, fra l’incudine e il martello: da un lato il ‘rigor mortis’ (parole sue) preteso da Roma, dall’altro le conseguenze di un no al governo Renzi. Nel mezzo resta la Sicilia che attende di conoscere il suo destino.

Buon Natale presidente e buon Natale assessore!