Un concerto è la celebrazione di un artista, il punto di contatto fra chi suona e quanti recepiscono quel messaggio musicale, un appuntamento che può rimanere fisso nella memoria per sempre: sia per chi esibisce sul palco sia per quanti si agitano in platea. Per una generazione di catanesi, la sintesi di questa personalissima teoria è stato il concerto dei Rem del 1995.

Vuoi perché Catania attese quel evento per tanto tempo, vuoi perché in quel periodo la gioventù che si nutriva di musica consumava sui giradischi gli ellepì della band di Athens. Quello, certamente, è stato un evento per Catania anche se il promoter che organizzò il concerto, Francesco Virlinzi (ahi, quanto manca uno come Checco in questa città…), probabilmente ci rimise qualche dollaro.

Negli anni a seguire, in questa città, sono sbarcati grazie anche agli eventi organizzati dalle istituzioni locali mostri sacri della musica: Lou Reed, Jackson Browne, Patti Smith, George Benson, Ryuchi Sakamoto, Philip Glass, Herbie Hancock, Simple Minds, Jamiroquai, Earth, Wind & Fire (ciò che restava), Manu Chau e lo stesso Goran Bregovic che prima del Capodanno 2014 era stato a Catania nel 2001 proprio in occasione della notte di S.Silvestro.

Eppure, nonostante, la caratura internazionale di questi grandi artisti nessuno dei loro concerti catanesi ha mai assunto i tratti dell’evento che poi rimane stampato nella memoria collettiva di tutti o quantomeno di chi c’era. Certo, si dirà che la musica, le abitudini, le mode in questi anni sono profondamente cambiate, ma probabilmente è mutata l’offerta quotidiana che arricchisce il patrimonio culturale dei giovani. Un lavoro nascosto fatto dagli speaker delle radio, dai disc jockey nei locali, da chi va a caccia di talenti con lo stesso piglio che aveva Francesco Virlinzi (ahi, quanto manca uno come Checco in questa città…).

Immaginare che il cambiamento di Catania possa essere rappresentato da un bel concerto è l’esaltazione di un ottimismo degno del migliore Tonino Guerra. E la stessa cosa può valere per qualsiasi altra città della Terra.

Ogni rivoluzione parte dalla base: se ciascuno porta in dote un carico di emozioni, esperienze, cultura e voglia di fare allora tutto è possibile, l’abbiamo vissuto. Ma allora si trattava di un humus culturale che partiva da lontanissimo e che fece non  poca fatica per emergere, la storia sappiamo come è andata.

Chi scrive, nel Capodanno 1999, aveva 25 anni e dopo un memorabile spettacolo di Valerio Festi fece girare qualche disco in piazza Università. Il centro storico era invaso da un oceano di persone che andarono in delirio per il disco di una ragazza che era già diventata l’interprete di quel humus: Amore di Plastica di Carmen Consoli (nella foto).

All’orizzonte non vedo nessuna nuova Carmen, purtroppo, e quel humus è diventato argomento dei ricordi quando ci si ritrova tra amici con la sensazione di essere reduci.