Un quartiere che a Palermo è simbolo del degrado sociale, una sorta di terra dell’illegalità dove regna il disordine e le difficoltà tipiche di chi dispone di scarsi mezzi di sussistenza.

È lo Zen 2, ribattezzato in anni più recenti come quartiere “San Filippo Neri”; dopo il nuovo nome nulla però è cambiato, almeno sino ad adesso.

Abbattere e ricostruire lo Zen è l’idea di un gruppo di professionisti ed imprenditori che hanno costituito l’associazione “Noi per lo Zen”, dando vita ad un progetto in fase di ideazione e del quale si è discusso ieri sera all’Hotel Wagner di Palermo.

Sulla scia del dibattito sulla riqualificazione delle periferie dormitorio realizzate negli anni Settanta e che sta attualmente interessando il mondo dell’urbanistica, gli aderenti all’associazione hanno sposato l’idea di ricostruire lo Zen secondo la logica delle ecopolis che stanno sorgendo in molte nazioni del mondo, come nella vicina Francia, dove ben 10 esempi sono stati previsti dal Piano Attali.

“Bisogna ricostruire secondo la logica non del quartiere ma del villaggio – dice Andrea Piraino, tra i promotori dell’iniziativa insieme all’architetto Ciro Lomonte – . Nel villaggio infatti, è possibile garantire lo svolgimento di tutte le funzioni economiche e sociali di una comunità”.

Un progetto ambizioso e per alcuni osservatori utopico, data l’ingente quantità di fondi necessari alla sua realizzazione. Nella fase iniziale, spiegano gli ideatori, si tratterebbe di un’operazione di project financing, che dopo il supporto da parte degli enti pubblici si autofinanzierebbe con la vendita dei nuovi spazi abitativi e commerciali realizzati.

Il progetto concreto non esiste ancora: verrà elaborato e presentato entro 90 giorni dall’architetto Ettore Maria Mazzola, docente presso l’University of Notre Dame di Parigi e che sta attualmente provvedendo con la propria equipe alla sua realizzazione. Start up dell’iniziativa, l’autotassazione: 100 associati a “Noi per lo Zen” hanno infatti già versato di 100 euro a testa. L’obiettivo è trovare altri 100 aderenti, raggiungendo la somma di 20mila euro necessaria al completamento della elaborazione del progetto che si ispira alla ricostruzione della zona del Corviale di Roma, famoso ecomostro definito “tra i peggiori errori di urbanistica mai commessi” e la cui riqualificazione è attualmente al vaglio della giunta regionale del Lazio.

Una domanda sorge spontanea: dopo la riqualificazione, chi andrà a vivere allo Zen? “È necessaria un’operazione culturale – dice l’architetto Mazzola – capace di rompere l’idea delle isole periferiche ad omogeneità sociale. Lo Zen potrà diventare un quartiere vivibile da tutti, non solo da coloro che adesso il resto della città definisce disperati e delinquenti”.

Un’isola nella città che oggi ospita circa 20mila abitanti e che dopo la ricostruzione possa garantire lo sviluppo ideologico, sociale ed economico delle persone che vi risiederanno. Non saranno poche le barriere psicologiche “all’entrata allo Zen”.
“I suoi residenti – conclude Piraino – saranno soggetti attivi della ricostruzione. La manodopera impiegata infatti, proverrà tutta dallo Zen. I cittadini costruiranno le proprie case”.

Dure le parole di Don Miguel Angel Pertini, parroco del quartiere da 3 anni. “Basta con le parole – ha detto – . Invito chi può fare realmente qualcosa ad attivarsi, ed anche presto. Palermo intera sta diventando una periferia”.

E ricordando che nessuna operazione può prescindere dal coinvolgimento di chi allo Zen ci vive, ha auspicato che il rifacimento del quartiere possa davvero portare “non ad un uomo rattoppato ma ad un cittadino rigenerato e consapevole”.