Abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica. Sarà giudicata con questo rito Veronica Panarello, la madre indagata per l’omicidio del piccolo Loris Stival. Il gup di Ragusa Andrea Reale ha accolto la richiesta presentata dal legale difensore Franco Villardita.

 Loris e’ il bimbo di 8 anni assassinato a Santa Croce Camerina in Provincia di Ragusa il 29 novembre 2014.

La donna ha dapprima negato qualsiasi coinvolgimento nella morte del figlio, poi il cambio di versione nelle scorse settimane con una nuova ricostruzione di quanto accaduto la mattina della scomparsa di Loris. Il bambino inizialmente scomparso, fu ritrovato morto in contrada Mulino Vecchio, gettato in un canalone.

Lo scorso 17 novembre, Veronica Panarello, accompagnata dal legale di fiducia, l’avvocato Franco Villardita, dalla polizia, dai carabinieri e dagli agenti della penitenziaria, ha fatto un nuovo sopralluogo nella zona in cui ha ammesso di avere gettato lo zainetto di Loris, quello giallo e blu, di cui la donna voleva disfarsi.

La donna a bordo di un’auto della polizia, ha ripercorso la strada fatta per recarsi al castello di Donnafugata dove doveva partecipare ad un corso dimostrativo di cucina. Zaino che ancora non è stato trovato. 

Ai pm che l’hanno nuovamente sentita, Veronica, ha raccontato di essere rientrata e di avere scoperto il bambino esanime in casa e che dopo avere tentato di rianimare Loris sarebbe ‘stata presa dal panico’ e avrebbe ‘inscenato l’omicidio’. Poi avrebbe portato il cadavere nel canalone, luogo in cui è stato ritrovato il corpo senza vita del bambino.

“Si è trattato di incidente”. E’ questo il nuovo racconto della donna. Dalla deposizione della donna sono emersi anche altri particolari sul ritrovamento del figlio Loris.

“Era in piedi, con il busto reclinato in avanti e la mani poggiate sul petto, ho pensato che avesse difficoltà a respirare per avere ingerito qualcosa che gli era andato di traverso”.

Quello che ha raccontato da subito non era frutto di fantasia – ha detto la mamma di Loris ai magistrati ma “ciò che ho sempre ritenuto fosse accaduto”, spiegando di “avere preso coscienza dei fatti sin dallo scorso mese di luglio”.

E, cioè, che lei a scuola non Loris non lo aveva portato. E da quando ha realizzato quello che era veramente successo, di fronte alla visione della verità dei fatti, ha “patito un peso enorme di cui volevo assolutamente liberarmi”.

Nel procedimento sono state ammesse come parti civili il papà di Loris, Davide Stival e i nonni paterni.

Nell’udienza dello scorso 20 novembre, la Procura di Ragusa aveva depositato un’integrazione della consulenza medico-legale, nuove perizie sull’allineamento delle telecamere e altri verbali tecnici. Secondo la documentazione, le fascette ai polsi di Loris sarebbero state messe dopo lo strangolamento. L’atto è un estratto dell’autopsia fatta sul corpo senza vita di Loris il 30 novembre 2014.

Loris ha ‘segni di compressione’ da fascetta su ‘entrambi i polsi’, ma non nella parte interna, come se fossero stati legati con le mani giunte ed è ‘verosimile l’ipotesi che sia stata applicata successivamente’, dopo lo strangolamento.

Il referto contraddice le dichiarazioni della donna che ha detto di avere visto che Loris aveva delle fascette ai polsi, che si era messo da solo, assieme a degli elastici colorati, come un braccialetto.

E mentre la vicenda del piccolo Loris approda nelle aule dei tribunali, è già passato un anno dalla sua morte. Domenica 29, Santa Croce Camerina lo ha ricordato con una manifestazione nella scuola frequentata dal bimbo, una marcia e una messa in suffragio.