Un sit-in dei dipendenti della Provincia di Palermo per tentare di bloccare la Riforma e riportare in vita gli enti intermedi nella Regione siciliana. Lo hanno indetto le Rsu di Palazzo Comitini, in pratica i sindacati dei dipendenti della Provincia di Palermo.

Si svolgerà martedì sotto la sede dell’Ars. I lavoratori della Provincia Regionale di Palermo, seriamente preoccupati del futuro loro e degli enti, hanno proclamato lo stato di agitazione e chiedono di fermare l’iter della riforma delle Province fino alla definizione del quadro nazionale di riordino delle competenze delle autonomie locali, già in fase avanzata.

La decisione è maturata in un’assemblea in cui si è fatto il punto sul ddl di riforma delle Province varato dalla commissione Affari Istituzionali dell’Ars e di prossima discussione in aula. Il personale dipendente della Provincia Regionale di Palermo ha preso atto che “tale testo, al pari di tutte le altre proposte avanzate in tal senso, non contiene indicazioni su risorse, competenze e funzioni da affidare ai futuri Enti intermedi da creare, gettando ombre fosche sulle loro reali possibilità di svolgere i compiti di governance dell’area vasta e di assicurare il futuro lavorativo dei dipendenti delle attuali Province Regionali”.

“L’unica certezza che emerge, da parte del governo e del Parlamento regionale – si legge in una nota della rappresentanza sindacale unitaria di Cgil, Cisl e Uil della Provincia – è la volontà di proseguire a oltranza e con fretta estrema, senza idee chiare sugli obiettivi da raggiungere e sui percorsi da intraprendere per farlo”.

Secondo la Rsu di Palazzo Comitini le imposte che alimentano i bilanci degli enti Provincia sono assegnati da leggi nazionali, non modificabili in alcun modo a livello regionale; inoltre, le norme statali sul rispetto del patto di stabilità interno costituiscono di fatto un ostacolo al ventilato transito del personale delle attuali Province regionali verso gli organici di Regione e Comuni. “Tutto ciò – concludono i lavoratori – determina l’impossibilità, allo stato attuale, di completare qualunque riforma che modifichi in senso sostanziale la natura degli attuali enti intermedi”.

In campo scende anche la segreteria regionale della Fp Cgil per la quale si tratta di “una legge partita male un anno fa e che rischia di naufragare miseramente, ancora una volta, sulla pelle dei lavoratori”.
Per il sindacato, “l’istituzione dei nuovi Liberi consorzi, anche a causa delle fibrillazioni politiche, dovrà affrontare una strada tutta in salita e il rischio è che si faccia l’ennesimo papocchio, così come quando si è arrivati alla legge regionale n. 7 del 2013 che ha sortito l’unico effetto di commissariare gli enti provinciali senza alcuna successiva azione realmente riformatrice”.
Insomma, dicono il segretario generale Michele Palazzotto ed Enzo Abbinanti della segreteria regionale, “dopo i roboanti annunci del governo all’Arena di Giletti sul fatto di essere anticipatore di processi di riforma nazionali, oggi la politica siciliana nel suo complesso potrebbe consegnare agli occhi del Paese l’incredibile risultato di un anno trascorso inutilmente, sia che si torni alle urne facendo rinascere le province sia che si continui con il commissariamento degli enti (provvedimento peraltro già censurato poco più di un mese fa) fino al 31 ottobre. A fare le spese di tutto questo sono ancora una volta i lavoratori che continuano a vivere in un clima di incertezza”.
Per Palazzotto e Abbinanti è invece necessario avviare “una riforma coerente con un disegno organico complessivo degli assetti istituzionali che tenga anche conto degli esiti nazionali del dibattito politico. Serve – aggiungono i due esponenti di Fp Cgil Sicilia -mantenere un livello intermedio di governo del territorio con funzioni di area vasta, garantendo, in ogni caso, i livelli occupazionali e le professionalità del personale che non vanno disperse ma valorizzate in relazione ai nuovi assetti che si determineranno. A garanzia loro e del servizio pubblico”.
(nella foto la protesta della scorsa estate contro l’ipotesi di riforma)