Le prime pagine dei giornali di questi giorni, a iniziare dal nostro,pongono al centro delle attenzioni la vicenda del blocco informatico a Sicilia e-servizi.

In prima battuta, tutti concentrati sul blocco dei servizi sanitari: è impossible in questi giorni prenotare una prestazione del servizio pubblico attaverso i centri unificati di prenotazione (CUP) oppure pagare una prestazione o un servizio regionale attraverso la rete di Lottomatica. E fin qui, siamo già al grottesco ma noi siciliani abbiamo visto di peggio. La situazione però dopo un paio di giorni ancora non rientra ed ecco che emerge e si fa strada il vero allarme che serpeggiava già nei primi minuti in cui la notizia è stata resa nota dalla stampa: sono a rischio stipendi e tredicesime dei regionali!

Trascuriamo in queste righe le ampie considerazioni che potrebbero essere fatte circa l’inadeguatezza, probabile, anche di un bravo magistrato come Ingroia, ammesso che universalmente lo si possa considerare tale, nella qualità di amministratore di una azienda strategica, nel bene e nel male per la nostra regione, come Sicilia e-servizi. Trascuriamo anche ogni considerazione sulla visione politica e le abilità amministrative di Rosario Crocetta Presidente della Regione che ha ritenuto, credendolo ed in buona fede, di poter rimettere in sesto la Sicilia a colpi di denunce e personalità antimafia poste ai vertici degli asset strategici regionali.

Non possiamo trascurare però l’aspetto più tragico dell vicenda che non è costituito nemmeno dal rischio di ritardi sugli stipendi dei regionali ma certamente invece dal fatto che con ogni probabilità, considerato che in Sicilia le priorità vengono dettate soltanto dalle emergenze di interessi particolari, le tredicesime ai dipendenti della Regione Sicilia non verranno pagate in tempo per le spese di Natale.

Probabilmente invece non sarà così. Probabilmente la lobby dei dipendenti pubblici con il supporto dei sindacati e di una classe politica imbelle farà in modo di risolvere questa emergenza anche a rischio di non completare la certificazione dei fondi comunitari in scadenza entro la fine dell’anno. Ma noi su questo aspetto vogliamo soffermarci per qualche riga: le tredicesime.

Tredicesime e pensioni in verità: si tratta di diritti dei lavoratori che chi scrive ritiene ormai obsolete. Non le riteniamo tali perchè ingiuste o figlie di privilegi illeggittimi che andrebbero denunciati. Le riteniamo obsolete perché una intera generazione, forse due, non le vedranno mai nelle proprie tasche.

Ci riferiamo alla generazione dei precari da sempre, non solo quelli della pubblica amministrazione ma tutti quelli del settore privato. Ci riferiamo a generazioni che oggi hanno anche 40 e 50 anni e che mentre la tredicesima mensilità non l’hanno mai vista fanno pace con l’idea che nemmeno la pensione sarà possibile nella loro vecchiaia verso la quale ci si avvicina con un certo grado di incoscienza e la necessità di affidarsi al destino.

La tredicesima è un istituto bello  e importante ma vecchio, impossibile da sostenere nella nostra economia in crisi dove le aziende private stentano a mantenere l’impegno con i propri dipendenti in  una situazione di carenza di liquidità che non si è mai vista dal dopoguerra ad oggi.

Dovrebbero essere sacrificate queste tredicesime: a beneficio dei tanti precari e giovani disoccupati. Non abbiamo fatto i conti. Sarebbe utile e curioso sapere però quante risorse finanziarie sarebbero liberate per una reale inziativa di rilancio dell’economia e lo sviluppo di nuove opportunità imprenditoriali tra i giovani.

Sarebbe una collettiva e grande operazione di solidarietà nazionale. Un’utopia che mai e poi mai nessun governo potrebbe sostenere in uno stato, l’italia, in cui i dipendenti pubblici costituiscono comunque il bacino elettorale più importante e meglio rappresentato all’interno delle istituzioni.