Sono quasi 300 gli emendamenti al disegno di legge sulle province che erano stati presentati alle ore 18 termine ultimo stabilito dal Presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone nel corso della seduta di mercoledì quando decise di incardinare il ddl in aula.

Si presenta, come prevedibile, in salita il percorso verso l’approvazione di questa legge stralcio che dovrebbe permettere di commissariare le Province in scadenza rinviando le elezioni e dare, dunque, il tempo all’ars per approvare il bilancio e poi dedicarsi ad una riforma organica degli enti intermedi di governo.

Chiari i prossimi passaggi così come stabiliti proprio dal Presidente Ardizzone che dettato i tempi. Lunedì questi emendamenti andranno al vaglio degli uffici dell’Ars per una scrematura tecnico giuridica. In pratica gli uffici dovranno decidere quali di questi sono ammissibili e quali invece no. dalla prima analisi ne sarebbero saltati una decina e quelli da discutere risulterebbero essere 282.

Dopo la scrematura degli uffici gli emendamenti andranno in Commissione non per discussioni o approvazioni ma solo per prenderne visione in modo che la stessa Commissione possa esprimere il previsto parere in aula a partire dal pomeriggio di martedì quando sala d’ercole entrerà nel vivo della discussione di questo ddl.

La situazione si è resa talmente complessa che per uscire dall’impasse appare probabile, lunedì pomeriggio, la convocazione di un vertice di maggioranza. Preoccupato il Presidente della Commissione Affari Istituzionali Marco Forzese “C’è il rischio concreto di stravolgere la norma  dice – che prevede la mera soppressione delle province in luogo di nuovi consorzi tra Comuni. Mi auguro che già lunedì nel vertice di maggioranza si trovi la quadra attorno a questa riforma ed auspico che a Sala d’Ercole il governo Crocetta si presenti con un maxiemendamento condiviso”.

La preoccupazione, più che sul fatto che la Commissione sia stata espropriata, sembra essere legata al rapporto di collaborazione che si è instaurato con il Commissario dello Stato. Perché la legge vada in porto, infatti, non basta che sia approvata entro la prossima settimana ma deve anche rispettare i criteri individuati insieme dagli uffici dell’Ars e dalla segreteria generale del commissario dello Stato per evitare profili di inconstituzionalità e rischi di impugnativa.

La partita è difficile ed assolutamente aperta