Nicolò Marino dovrebbe ricordare che in commissione all’Ars interviene in veste di assessore regionale, non di gip o di gup. Detto questo, per fugare ogni dubbio Marino potrebbe rispondere ad una semplice domanda: è vero che il ddl sulle risorse idriche presentato del governo prevede il ricorso alla gestione privata? Sì o no?”. Lo dice Giovanni Panepinto, vicepresidente della commissione Affari Istituzionali all’Ars e promotore del ddl sul ritorno alla gestione pubblica delle risorse idriche in Sicilia, in merito alle recenti dichiarazioni dell’assessore all’Energia, Nicolò Marino.

“Il Partito Democratico ha espresso una posizione chiara – aggiunge Panepinto – in sintonia con il popolo referendario e con il programma illustrato dal presidente Crocetta in campagna elettorale: vogliamo il ritorno alla gestione pubblica. Il ddl presentato dal governo non va nella stessa direzione: si possono avere posizione diverse, se il governo la pensa come il Pdl e adesso è a favore della gestione privata, lo dica apertamente”.

“L’assessore Marino eviti, in ogni caso, banali strumentalizzazioni come quella sui ‘principi di sussidiarietà, anche perché – conclude Panepinto – se avesse letto il ‘Piano regolatore generale delle acque’ depositato presso il suo assessorato, saprebbe che ogni comune ha un limite sull’uso di risorse idriche”.

Intanto la deputata regionale democratica ‘cracoliciana’ e sindaco di Pollina, Magda Culotta rafforza la polemica sul fronte della gestione dell’acqua. “Dopo un’odissea durata vent’anni, – dice Magda Culotta – il Consiglio comunale ha deciso, su proposta dell’associazione ‘Acqua Dotta’,  di concedere in uso ai cittadini la rete idrica realizzata nel 2005 ma mai messa in uso. E’ uno strumento nuovo di gestione pubblico-cittadini che ridà il senso forte ad un percorso che vogliamo portare a termine: ridare l’acqua ai cittadini che ne sono i legittimi proprietari. La mancata acquisizione da parte del gestore privato Aps dell’acquedotto in questione ha concesso di intraprendere un percorso virtuoso ed innovativo, che vede il contributo dei cittadini, auto organizzati, per la gestione diretta dell’acquedotto”.

“Mi stupisco -attacca la deputata Pd – di come il governo Crocetta abbia cavalcato questo tema in campagna elettorale per poi, portare all’attenzione del parlamento regionale un disegno di legge che avalla il coinvolgimento di privati, schema che ha già portato a gestioni fallimentari e speculative. La Regione deve dare la possibilità ai Comuni di riappropriarsi di un bene di prima necessità, come l’acqua e di disporre della sua gestione in base alle proprie esigenze.  Conosco tanti sindaci, ed io sarei fra i primi, che riprenderebbero da subito la gestione del servizio idrico per tornare a garantire un diritto inalienabile ai cittadini”.

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