Continua ad essere appeso ad un filo il futuro immediato del servizio idrico siciliano e quello a lungo termine dei lavoratori di Aps, Acque Potabili Siciliane. La società, ormai sull’orlo del fallimento, insieme ai suoi 206 dipendenti ha manifestato ieri prima davanti la sede della Presidenza della Regione (VIDEO), spostando poi il presidio di fronte Palazzo dei Normanni, dove intanto si consumava il colloquio tra le sigle sindacali e i componenti delle commissioni II e IV dell’Ars. Presenti anche l’assessore regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità Nicolò Marino, che domani incontrerà nuovamente i sindacati, e 20 dei 52 sindaci serviti da Aps, ai quali decifrando le mosse del governatore Crocetta, spetterebbe l’assegnazione totale della rete idrica e della sua gestione.

Eventualità, questa, da sempre accolta dai primi cittadini, che però rimarcano l’impossibilità oltre che l’inopportunità di farsene carico. I motivi sono presto spiegati in una lettere scritta da uno di questi sindaci e fatta recapitare alla nostra redazione, ed inviata all’’Ato, al presidente della regione, del prefetto di Palermo, del sindaco e dei curatori fallimentari di Acque Potabili Siciliane. Questo sindaco, che dovrebbe occuparsi in prima persona per il suo comune del servizio idrico si chiede se possa far fronte ai costi ordinari del Servizio Idrico Integrato in tutte le sue componenti.

E ancora quanto consti la cifra da rimborsare ad APS a fronte di investimenti per 7 anni di servizio. Vale la pena di gestire il servizio in autonomia solo per pochi mesi con il rischio di vedere approvata una legge di riordino del Servizio Idrico, dopo la quale si debba restituire tutto e cessare contratti, appalti e servizi. Il tutto sarebbe poi da andare ad assorbire in un’ottica di pareggio di bilancio, sul quale aleggiano sempre dubbi di equità di pagamento da parte di tutti. Una missiva chiusa dalla consapevolezza di essere un sindaco che voleva ma non poteva.