Mentre la crisi economica non accenna ad attenuarsi, sono sempre più numerose le categorie professionali costrette a fare i conti con condizioni lavorative ai limiti dell’insostenibile. Un problema trasversale a molti settori di attività e che non ha risparmiato nemmeno gli addetti ai servizi di vigilanza privata.

Oltre 35mila lavoratori per 900 aziende su tutto il territorio nazionale. Anche il dato siciliano è rilevante: nella nostra Isola sono oltre 2.000 le guardie giurate che trovano impiego in circa una decina di istituti privati di vigilanza.
Della prospettive future della professione si è discusso stamane a Palermo nel corso dell’incontro regionali tra i coordinatori provinciali delle guardie giurate, tenutosi presso la sede della Cisl Sicilia di Piazza Castelnuovo.

Un lavoro delicato e rischioso il loro, sono uomini in divisa che svolgono funzioni di pubblica sicurezza ma per i quali, al momento, le garanzie professionali sono davvero poche.
Da ben quattro anni aspettano il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, scaduto il 31 dicembre del 2008. Molte le problematiche emerse dal tavolo nazionale sul rinnovo del ccnl, “che si è – come sottolinea Vincenzo Dell’Orefice, segretario nazionale Fisascat-Cisl – scisso in due. La Cisl infatti, sta interloquendo con Federsicurezza e con Assiv-Confindustria”.

Una situazione di incertezza che i sindacati non esitano a definire a gran voce “inaccettabile”. Lorefice entra nel merito della questione: “E’ impossibile – precisa – pensare che la regolazione del rapporto di lavoro possa prescindere da una cornice collettiva. Il dramma è che il contratto, oltre ad essere scaduto, presenta delle parti superate, non fosse altro perché le esigenze di servizio, nel corso del tempo, sono cambiate notevolmente“.

I riferimenti retributivi del ccnl sono dunque fermi da 4 anni. Chi lavora lo fa con un contratto scaduto e con una retribuzione inferiore rispetto a quanto sarebbe giusto che percepisse.
Buona parte delle guardie giurate in Italia appartengono al quarto livello retributivo: guadagnano cioè uno stipendio medio di 1.198 euro lordi mensili. In passato, si arrotondava con il massiccio ricorso al lavoro straordinario, capace di determinare un terzo del salario complessivo. Un’abitudine generalizzata ormai in disuso proprio a motivo della crisi di liquidità degli istituti.

Mimma Calabrò, segretario regionale Fisascat Cisl puntualizza: “Il rinnovo del Ccnl è il principale strumento in grado di portare una boccata d’ossigeno ad un settore adesso in ginocchio.
Si tratta di un’attività lavorativa estremamente stressante e rischiosa, e per la quale, spesso, i lavoratori attendono la propria retribuzione da mesi.
Chiediamo che vengano messi in atto tutti gli adempimenti volti alla loro tutela e sicurezza, che riguarda piu’ aspetti e che è necessario regolamentare subito: ad esempio, la giusta alternanza tra turni lavorativi ed ore di riposo, una valutazione adeguata del numero di agenti che devono scortare i furgoni portavalori e così via”.

La crisi di liquidità degli istituti di vigilanza è determinata da diversi fattori, non ultimo i ritardi nei pagamenti da parte della committenza sia pubblica che privata. A ciò si aggiunge una sorta di monopolio territoriale che affligge il settore e che è riscontrabile su tutto il territorio nazionale. In Sicilia ad esempio, gli istituti di vigilanza privati esistenti sono riconducibili in buona parte a due imprenditori che operano.

Una situazione che spiega Dell’Orefice: “Questa condizione è stata resa possibile sino al 2007 – precisa – da una struttura normativa che rendeva difficile entrare nel mercato della vigilanza privata per nuovi operatori. Per molti anni, c’è stato un potere discrezionale molto marcato da parte delle singole Prefetture che decidevano l’accesso al settore e che in maniera impropria lo hanno regolamentato”.

Il futuro però dovrebbe essere diverso. E’ in atto infatti una riforma legislativa che è entrata nella fase attuativa con il d.m 269 del 2010 che detta, spiega ancora Lorefice “condizioni sui requisiti di natura tecnico-organizzativa che un istituto di vigilanza deve avere. Questa riforma senza dubbio inciderà in maniera positiva sul settore, rendendo difficile per gli imprenditori improvvisati l’accesso al mercato della vigilanza privata e premiando nel contempo gli operatori migliori, i più virtuosi”.

I sindacati dunque, continueranno le trattative a livello nazionale, puntando l’accento sulle emergenze. Non solo rinnovo del ccnl ma congrua risposta in termini economico-retributivi ai lavoratori, maggiore formazione professionale delle guardie giurate, procedure certe e univoche di valutazione dei requisiti di accesso al mercato.

“Ci sembra – concludono Calabrò e Dell’Orefice – il minimo per chi ogni giorno concorre a svolgere un servizio di sicurezza i cui benefici sono relativi al territorio e alla società. E’ legittimo pretendere che chi fa questo lavoro dimostri di essere in grado di svolgerlo nel migliore modo possibile”.