Gli enti siciliani vedono profilarsi una “formazione dimezzata” dopo la firma del primo decreto col quale il governatore Rosario Crocetta e l’assessore Nelli Scilabra danno il via all’annunciata riforma del settore.

“Si mira a penalizzare pesantemente e definitivamente gli enti gestori, non solo quelli di piccole e medie dimensioni.. E’ questo il grido d’allarme lanciato dalle associazioni degli enti di formazione Anfop, Asef e Assofor con una lettera aperta indirizzata all’assessore Scilabra e alla dirigente generale Anna Rosa Corsello. “Non possiamo non denunziare – continua la lettera – il progressivo smantellamento per via amministrativa di un diritto riconosciuto dalla legge ai siciliani, giovani e non, ovvero il diritto alla istruzione e formazione professionale, delegittimando il settore, più che dimezzando il personale del dipartimento competente, paralizzando l’azione dell’amministrazione attiva, non impegnando risorse comunitarie”.

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Secondo le tre associazioni la riforma disegnata dal governo Crocetta garantirebbe soltanto gli interessi di alcuni enti storici iscritti ad associazioni firmatarie del contratto collettivo di lavoro.

“Le istituzioni formative  – scrivono le tre associazioni – attendevano da mesi di conoscere il proprio futuro e il segnale è arrivato anche stavolta alla fine del secondo anno, a procedure di licenziamento avviate”.

Inoltre gli enti contestano all’amministrazione regionale che abbia richiesto “per l’ennesima volta a ciascun ente, l’invio dell’elenco del personale di cui all’Albo regionale degli operatori, tralasciando la circostanza non più trascurabile che, ad oggi, non è stato ancora pubblicato in Gurs (Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana, ndr) e consiste in vari elenchi provvisori pubblicati sul sito del Dipartimento, per altro oggetto di numerosi ricorsi”.

Le tre associazioni degli enti criticano anche lo stanziamento previsto dal governo di circa 97 milioni di euro per la terza annualità dell’Avviso 20. “Si tratta del 50% in meno di quanto stanziato per la seconda annualità, colmando questa carenza con 43 milioni di euro, attraverso il finanziamento di voucher formativi che, come noto, non consentono alcuna pianificazione economico finanziaria per gli enti gestori e che possono rappresentare solo una risorsa supplementare e marginale, rispetto ai flussi ordinari e consolidati, che oggi verrebbero più che dimezzati, dopo il taglio del 10% operato lo scorso anno”.

Per queste ragioni gli enti  ritengono che “non vi siano le condizioni per interrompere lo stato di crisi proclamato, così come le procedure di licenziamento collettivo” e si riservano inoltre, ogni opportuna ed eventuale azione legale a tutela dei propri associati e del proprio personale dipendente.

Le associazioni infine attendono “segnali di apertura vera al confronto con le parti sociali legittimati da atti formali e impegni concreti. Che si faccia subito chiarezza sugli obiettivi e le regole del gioco, e si proceda speditamente verso l’attuazione di una riforma del settore per via legislativa”.