Presidio in via Lincoln, a Palermo, dei 23 giardinieri dell’Orto Botanico, licenziati dal lavoro il 10 dicembre scorso. Un rapporto che si e’ interrotto quest’anno alla 127esima giornata di lavoro rispetto alle 179 giornate sempre effettuate negli anni passati.

I lavoratori hanno piazzato un gazebo davanti ai giardini dell’Orto botanico e agghindato la cancellata con striscioni e bandiere delle sigle sindacali di Flai, Fai e Uila.

L’Orto Botanico ha bisogno di una manodopera stabile per tutto l’anno, non puo’ essere affidato a cure stagionali, che si interrompono all’improvviso – dichiara il segretario della Flai Cgil, Tonino Russo -. E’ uno dei giardini storici piu’ grandi e belli d’Europa, di rilevanza naturalistica e scientifica, dove le piante hanno bisogno di cure particolari e dove arrivano 50 mila visitatori l’anno. Non solo, dentro l’Orto si svolgono continuamente convegni, fiere e migliaia di scolaresche ogni anno arrivano per visitare il sito e fare le loro ricerche. Licenziare i lavoratori significa consegnare il sito all’abbandono. Fino a quando non arriveranno risposte concrete i lavoratori non intendono andare via”.

La Flai, assieme agli altri sindacati, dopo lo stato di agitazione scattato all’annuncio della sospensione delle giornate di lavoro da parte dell’Universita’, aveva chiesto un tavolo congiunto con l’assessorato regionale ai Beni culturali, il sindaco di Palermo, il rettore dell’Universita’ e l’assessorato all’Agricoltura.

Richiesta reiterata anche stamattina. “Dobbiamo trovare tutti insieme – dice Russo – un modo per garantire un’occupazione stabile a questi lavoratori che svolgono un compito fondamentale e di cui l’Orto Botanico non puo’ fare a meno”.
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