“Siamo fortemente preoccupati per la situazione di Almaviva. La notizia piombata addosso ieri sera come una tegola sulla testa dei lavoratori, sta facendo tremare la terra sotto i piedi di Almaviva perché i 500 licenziamenti annunciati per la perdita della commessa Enel si sommano a 2.500 esuberi già dichiarati sul sito di Palermo. E questo mette in discussione l’assetto produttivo di Almaviva in Sicilia, che potrebbe generare un effetto domino sulle altre sedi in Italia, perché in Sicilia è concentrato il 60 per cento del customer relationship management (Crm)”.

Lo affermano il segretario Cgil Palermo Enzo Campo e la responsabile regionale Slc Cgil Sicilia Rosalba Vella, che ribadiscono la richiesta di un intervento a livello nazionale per scongiurare i rischi di smantellamento.

“Chiediamo alle istituzioni nazionali, regionali e locali – aggiungono Enzo Campo e Rosalba Vella – un tavolo per discutere della grave crisi occupazionale che si sta determinando nel nostro territorio, aggravata dalla perdita della commessa Enel. Il governo regionale non resti assente, faccia la sua parte, ci convochi subito in modo da intraprendere un percorso unitario nazionale sulla vertenza Almaviva”. “Auspichiamo inoltre – aggiungono Campo e Vella – che la clausola di salvaguardia del personale approvata da un ramo del Parlamento possa essere presto approvata anche dall’altro ramo. Altrimenti i lavoratori diventeranno prigionieri, vittime di una concorrenza sempre più spietata”.

E’ forte l’apprensione tra i lavoratori del call-center, direttamente colpiti dal provvedimento annunciato ieri dalla direzione di Almaviva. Afferma Emiliano Cammarata, Rsu Slc Cgil Palermo del servizio Enel: “Ancora una volta i costi della crisi vendono scaricati sui lavoratori, sempre più vittime di un sistema che non tutela la professionalità tantomeno la qualità del servizio offerto ai cittadini. Fino a quando non verranno definiti per legge standard qualitativi e operativi dei servizi di assistenza ai clienti, gli appalti nel settore dei call center continueranno a essere assegnati con la logica del massimo ribasso, generando costi sociali di cui la collettività dovrà farsi carico”.