Sono 38 i destinatari dell’avviso di conclusione indagini dell’inchiesta sull’esposizione all’amianto nel petrolchimico di Gela. L’accusa ipotizzata dai sostituti procuratori della Repubblica, Serafina Cannatà ed Elisa Calanducci per gli indagati è di “aver causato a diversi lavoratori lesioni personali gravi e, in due casi, anche la morte”.

Destinatari dell’avviso, per i quali verrà chiesto il rinvio a giudizio sono “amministratori delegati, direttori, responsabili del servizio di prevenzione e protezione e responsabili-amianto di diverse società facenti capo al gruppo Eni che, nel corso degli anni, con varie denominazioni – scrive in una sua nota, la procura – hanno operato all’interno del sito industriale della raffineria di Gela, nonché di ditte dell’indotto che ugualmente hanno lavorato nell’area”.

L’inchiesta, scattata su denuncia di molti lavoratori colpiti da asbestosi (due dei quali deceduti dopo aver contratto il mesotelioma pleurico, la patologia tumorale legata all’amianto), riguarda l’attivita’ produttiva degli ultimi 25 anni, nei quali sono stati accertati la presenza e la manipolazione di amianto nei luoghi di lavoro.