Torna a spostarsi a Roma la vicenda del bilancio siciliano. Superato lo scoglio sfiducia, la giunta di governo neanche ieri ha potuto varare il documento economico finanziario da trasmettere all’Ars, documento che rispetto alle norme è ormai in ritardo (già per la sola trasmissione e l’avvio della discussione in Parlamento) di due mesi e mezzo.

La giunta ha dovuto stoppare la propria analisi quando è arrivata a trattare le norme sui saldi attivi e sulle capacità di spesa. Mancano sempre il miliardo e 400 milioni necessari a chiudere il documento. Neanche gli accantonamenti di risorse nella speranza che arrivino i soldi promessi da Roma permetterebbe di chiudere il bilancio.

La giunta ieri sera ha, comunque, proseguito l’esame dei documenti finanziari, aggiornando i lavori alla prossima riunione che si terrà probabilmente la settimana prossima, in attesa dell’incontro che oggi il governatore Rosario Crocetta deve avere con il sottosegretario
Claudio De Vincenti a Roma.

Il governo attende risposte sui 500 milioni di euro mancanti per coprire il disavanzo ridotto appunto a mezzo miliardo di euro dopo che un emendamento alla legge di stabilità nazionale ha previsto 900 milioni di euro per la Sicilia proprio per cercare di mettere in equilibrio i conti.I novecento milioni in questione vengono inseriti in entrata ‘incerta’ visto che quando la finanziaria regionale arriva in aula la legge di stabilità nazionale non sarà ancora approvata. Una manovra che non si sarebbe potuta fare se esistesse ancora il Commissario dello Stato ‘vigilante’ sulle leggi.

Ma nonostante questo escamotage, senza gli ulteriori 500 milioni non ci sono risorse neanche per l’apparente accantonamento e il bilancio non regge. Per questo si chiede a Roma il trasferimento non con legge ma con atto amministrativo e sembra proprio che il governo sia orientato verso questa soluzione da adottare nel primo Consiglio dei Ministri utile.

La manovra, nel frattempo, prevede tagli per 400 milioni di euro oltre a una serie di riforme concordate con Roma ma sulle quali il confronto nella maggioranza è aperto ma resta il nodo precari. Potrebbero essere loro, nel silenzio generale, a pagare il prezzo complessivo della situazione con il licenziamento di circa un terzo della forza lavoro dei comuni. A questo, infatti, punta la norma di proroga approvata a livello nazionale che, infatti, da il via libera sono per 17 mila mandando a casa altri 7000 circa nonostante i tentativi di far passare questa scelta come un salvataggio.

Ma Crocetta a Roma oggi va più allegro del solito dopo il ‘bacio pacificatore’ con Faraone e dopo l’accordo di ‘desistenza’ interna al Pd che lo mette in condizione di chiudere questo bilancio e forse anche la legislatura. Ma quale sia il prezzo di questo accordo, la contropartita, ancora è tutto da scoprire anche se il primo taglio ai precari sembra fornire già un indirizio