La nostra democrazia mostra di essere in preda ad una sindrome da mancata chiarezza; non è ancora una malattia in fase terminale, ma mostra i segni di una grave patologia incipiente: la mancanza di chiarezza, che scivola, ogni giorno di più nelle iniziative interessate spacciate per bene comune.

Si vorrebbe far credere che l’intera classe piccolo e medio borghese, la classe operaia, i giovani disoccupati, i precari, i cassintegrati, non abbiano altra preoccupazione che vedere azzerata la possibilità di intercettare mafiosi, camorristi, delinquenti e criminali, nonché colletti bianche che si spartiscono il pubblico denaro al fresco di un bar di Via Veneto, in quel di Roma, tramite una legge che azzera le intercettazioni telefoniche, oppure la brevità dei processi, con valore retroattivo in modo da cancellare dall’agenda delle Procure i procedimenti a carico dell’intoccabile.

Si sperperano parole inutili nel vano tentativo di accreditare false verità, illusorie opinioni, ipotesi improbabili, quando la chiarezza è dietro l’angolo, ma nessuno vuole prenderla a due mani, nel timore di non sembrare popolari.

La nostra democrazia, più per strada obbligata che per libera scelta, si è circoscritta in un “bipolarismo imperfetto“: una destra che destra non è e non sa essere e una sinistra che sinistra non è più e non sa più essere, così entrambi gli schieramenti tentano di avvicinarsi ad un “centro” che medierebbe gli eccessi della destra, così come quelli della sinistra.

Ma un Centro non esiste di suo, perché ancora inquinato da una intera legislatura sotto un tallone anomalo, frutto di una alleanza più di comodo che di convinzione; vada per la presidenza della Camera, passi per qualche ministero, ma a forza di sorvolare, questo Centro, ha finito con il sorvolare anche sui progetti che dovrebbero identificare il centro, che non è Destra e non è Sinistra, ma compendio equilibrato e sintesi delle esigenze legittime dell’intera popolazione.

Impresa improba quella di volere essere “graditi a Dio e a li nemici sui”, è il momento delle scelte, anche quelle impopolari, perché necessarie.

Da una parte c’è un liberismo che cerca il consenso (per governare e rinnovare tale consenso con i regalini suggeriti dai sondaggi…!) della classe mediana, oltre a quello della classe imprenditoriale che già gli appartiene, più per convenienza che per convinzione. Dall’altra parte emerge l’esigenza di una politica sociale che scaturisce dall’unione del cattolicesimo sociale con il socialismo umanistico, dando forma e vita ad un Partito Democratico che ancora non sa bene cosa essere.

Ci sono poi gli estremi: dalla destra i nazionalismi che sfociano nella discriminazione di una Lega recintata nel suo orticello, assente nel panorama della “statalità”, in quanto carente in assoluto del senso dello Stato; dalla sinistra un planetario frammentato, incapace di darsi una cultura di governo.

È stato facile, almeno fin ora, ergersi al di sopra di queste parti inesistenti a farsi autoritario capopopolo; è stato facile, facilissimo…è bastato il predellino di un’auto.