“Ma non era una legge “concordata” con il Commissario dello Stato? O probabilmente, ancora una volta, era una balla colossale del Presidente Crocetta?”

Giovanni Di Mauro, Presidente dei deputati regionali del Partito dei Siciliani MpA non usa mezzi termini per commentare il provvedimento del Commissario dello Stato che ha impugnato la normativa approvata dall’ARS sulla incompatibilità con la carica di Deputato regionale.

“Crocetta aveva addirittura preteso una riunione di tutti i capigruppo nella stanza del Presidente dell’ARS – ricorda Di Mauro – giurando e spergiurando sulla assoluta compatibilità costituzionale delle norme proposte, garantite da fantomatici “esperti. La verità  è che il Presidente aveva come unico scopo quello di stare sulle prima pagine agostane come guerriero anticorruzione e per la trasparenza, dopo la clamorosa marcia indietro sulle norme anti parentopoli, imposta dal PD e dalle sue difficoltà rompere logiche clientelari e familiari nelle nomine di sottogoverno.”

“Oggi – ironizza l’esponente del PdS – Crocetta potrà essere contento di essere sulle prima pagine per il lusinghiero risultato di
Governatore col maggior numero di norme impugnate nei primi mesi della legislatura!”

“Credo che per rispetto dei ruoli di tutti, da quello del Commissario a quello dell’Assemblea Regionale Siciliana, il Presidente Crocetta farebbe bene a ricordare che le bugie hanno le gambe corte”.

Di Mauro, rivolge infine un invito al Presidente Ardizzone, di cui apprezza “la chiara presa di posizione di oggi, sia pure con toni fin troppo istituzionali”. “Il Presidente dell’Assemblea – afferma Di Mauro – si faccia garante delle prerogative dell’ARS e adotti i provvedimenti opportuni perché i lavori d’Aula siano immuni dalle bugie del Presidente della Regione”.

“Siamo stati gli unici a non aver votato la cosiddetta Legge Antiparentopoli, che abbiamo definito subito una “legge-beffa”. Oggi i fatti ci danno ragione.” dice, invece, Nello Musumeci, presidente della Commissione Antimafia all’Ars, secondo il quale “Crocetta, inseguendo spasmodicamente il varo di questa legge, sembrava più interessato a ottenere un titolo di giornale piuttosto che una norma razionale e compatibile con le esigenze di moralizzazione della politica”.

“Mi dispiace dover constatare – continua – come questa triste vicenda legislativa costituisca una ennesima sconfitta per il parlamento siciliano, nonostante i generosi tentativi di mediazione del presidente Ardizzone. Ai primi di settembre porterò all’esame della Commissione Antimafia la bozza di un codice etico di autoregolamentazione, valido per deputati, presidente della Regione, assessori e dipendenti regionali che spero l’aula possa esitare entro quest’anno. Senza ostentati clamori e senza mortificare il parlamento”.