Un sodalizio criminale tra politici e imprenditori per gestire gli appalti a Patti. E’ quanto emerge dalle indagini della polizia nell’ambito dell’inchiesta “Patti & Affari” sfociata in sette misure cautelari e indagini che riguardano anche il sindaco, Mauro Aquino, destinatario di un avviso di garanzia.

Secondo gli investigatori già all’epoca dell’ex giunta guidata da Giuseppe Venuto sarebbero state violate le regole della libera concorrenza nelle procedure negoziali degli appalti, per garantire a un ristretto gruppo di imprenditori collusi capeggiati da Pizzo e Cappadona il sostanziale monopolio dei servizi sociali.

Il metodo applicato era quello di invitare alle gare le sole ditte con sede nel distretto 30. Quindi, alle gare si presentava solo quella che, previo accordo, doveva essere designata ovvero, in caso di presentazione delle altre invitate, queste facevano in modo di presentare condizioni meno vantaggiose che ne comportava l’esclusione.

Nell’inchiesta è ipotizzata la presenza di un’associazione per delinquere capeggiata da Michele Cappadona e Giuseppe Pizzo, rappresentanti di due cooperative sociali, con la partecipazione dell’ex assessore Francesco Gullo e di altri due imprenditori, nonché dei due dipendenti comunali coinvolti.

In seguito al passaggio alla nuova giunta Aquino, nel 2011, si registra un cambiamento degli equilibri politici e il sodalizio citato viene meno. In questa fase non è ravvisabile la presenza di un’associazione, ma di una strategia condivisa tra gli imprenditori. Resta l’ingerenza di politici nelle assunzioni di personale in seguito alla assegnazione dei servizi.

In buona sostanza, dopo la vittoria nella gara, l’imprenditore assegnatario era sistematicamente contattato dai politici ovvero dai dipendenti comunali incaricati dagli amministratori per segnalare i nominativi di personale da assumere; gli imprenditori accettavano tale imposizione inserendo i lavoratori segnalati, anche se, a volte, privi dei titoli necessari.

Oltre al sindaco di Patti gli altri amministratori indagati sono il presidente del consiglio comunale Giorgio Cangemi, il vice presidente Alessio Papa, l’assessore Nicola Molica, i consiglieri comunali Domenico Pontillo e Nicola Giuttari, l’ex sindaco Giuseppe Venuto, l’ex vice sindaco Francesco Gullo e il sindaco di Librizzi Renato Cilona.

Le quattro persone finite agli arresti domiciliari sono Michele Cappadona e Giuseppe Pizzo, rappresentanti di due cooperative sociali; Salvatore Colonna, funzionario del Comune di Patti, e Giuseppe Busacca imprenditore dello stesso settore assistenziale. Divieto di dimora per i funzionari Tindaro Giuttari, Luciana Panasiddi e Carmelo Zeus.