In pochi mesi i dipendenti dell’assessorato alla Formazione si erano divisi soldi pubblici per 800 mila euro. Soldi destinati alle imprese che forniscono beni e servizi all’assessorato regionale Istruzione e formazione e che invece finivano nei conti correnti personali.

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Un sistema quasi perfetto. Perfetto fino a quanto ai carabinieri non è arrivata una soffiata. Qualcuno ha raccontato del gioco e dei giocatori. Venivano preparati i mandati di pagamento per le aziende, poi successivamente i dipendenti regionali cambiavano l’Iban inserendo quello personale.

I soldi così anziché alle aziende finivano nei conti personali. E’ quanto hanno accertato le indagini dei carabinieri della sezione di polizia giudiziaria coordinate dal sostituto Leonardo Agueci della Procura di Palermo. Stanotte sono scattati gli arresti: i tredici dipendenti dell’assessorato alla Formazione e alla Pubblica istruzione finiti ai domiciliari e i due imprenditori in carcere sono accusati a vario titolo di peculato, truffa aggravata nei confronti dello Stato, turbata libertà degli incanti, falsità materiale e ideologica.

I carabinieri hanno accertato che la Regione pagava due volte i mandati. La prima volta finivano nelle tasche dei dipendenti, dopo un anno a seguito della richiesta delle ditte che non avevano ricevuto le somme venivano eseguiti nuovi mandati. Un assessorato quello della Formazione dove sono stati scoperti nuovi illeciti.

Come l’utilizzo dei soldi dello straordinario per organizzare viaggi o ancora lavoro straordinario, mai fatto e pagato. “L’attenzione dell’Arma dei carabinieri è massima non solo per i reati legati alla criminalità organizzata – dice il colonnello Pierangelo Iannotti, comandante provinciale dei carabinieri – ma anche per i reati contro la pubblica amministrazione, che comportano un depauperamento delle casse pubbliche”.

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