“La Cimo da oltre un anno ha condotto in solitudine una battaglia quotidiana per il ripristino della legalità e contro la “macchina del fango” a Villa Sofia. Ora i tanti che sapevano dovranno pagare e rispondere di una azienda ospedaliera tenuta sotto scacco da una cricca che ha fatto pagare prezzi altissimi al personale sanitario ed ai malati. Nell’azienda Villa Sofia da Sampieri passando per Tozzo ed arrivando a Venuti tutti hanno fatto finta di nulla, permettendo cose che a nessun altro dipendente sarebbero mai state consentiti perché si trattava di uomo del “presidente”. E così dalla Presidenza della Regione passando per l’Assessorato alla Sanità alla VI Commissione dell’ARS per finire alla Direzione Aziendale, tutti sapevano!”

E’ duro l’intervento del sindacato poche ore dopo gli arresti domiciliari per il primario Matteo Tutino. “La Cimo ha presentato cartrggi e dossier all’Assessorato della Borsellino, alla VI Commissione Sanità dell’ARS (a proposito a che punto è la commissione d’indagine su Villa Sofia, mai pervenuta), alla Procura della Repubblica ed alla Corte dei Conti. Solo tanta amarezza per qualcosa che si poteva evitare se solo ci fosse stata la volontà politica di assumersi le responsabilità delle decisioni. Alla fine la politica vuole solo mal-comandare, Ma il ripristino della legalità, ancora una volta, viene demandato solo alla magistratura”.