Emerge la figura di un altro deputato regionale nell’inchiesta sulle tangenti pagate per il fotovoltaico che avrebbe avuto un ruolo nella vicenda ha portato in manette il parlamentare regionale Pd, Gaspare Vitrano, arrestato dalla polizia ieri sera in pieno centro a Palermo.

La posizione del secondo politico è stata descritta negli atti dell’indagine che hanno perceduto il fermo di Vitrano. L’episodio non sarebbe, infatti, un semplice caso di corruzione ma, secondo gli investigatori, è riconducibile a un consolidato ”sistema” di corruzione che nel settore delle energie alternative avrebbe imposto agli imprenditori il pagamento di tangenti in cambio dello snellimento delle procedure per il rilascio delle autorizzazioni.

A quanto emerge, spesso sarebbero stati creati artificiosamente dei falsi ostacoli burocratici al fine di indurre gli imprenditori interessati alla installazione di impianti fotovoltaici, a pagare tangenti secondo un preciso ”tariffario”.

È stato lo stesso racconto di un imprenditore che aveva ottenuto in sub concessione lavori per la realizzazione di impianti fotovoltaici a Roccamena, in provincia di Palermo, e a Francofonte, in provincia di Siracusa, a delineare lo scenario dell’inchiesta.

Da tempo le due pratiche si erano arenate su alcuni passaggi burocratici decisivi. Per riuscire a rimettere in moto l’iter burocratico si sarebbe fatto avanti Piergiorgio Ingrassia, un ingegnere del settore dell’energia alternativa.

Ingrassia non si sarebbe però presentato solo come un tecnico ma come un elemento di collegamento tra la politica e le imprese. ”Solo la politica può spingere il procedimento burocratico” avrebbe detto Ingrassia all’imprenditore.

Malgrado le indagini siano solo all’inizio emergerebbe già il profilo di un ”sistema” trasversale ben articolato nel territorio siciliano. Vitrano infatti avrebbe dovuto sbloccare il cantiere di Roccamena.

Un altro politico, eletto nel collegio di Siracusa, avrebbe dovuto invece assicurare il suo intervento per dare via libera al cantiere di Francofonte. L’imprenditore che sta collaborando con gli investigatori ha detto che il ”tariffario” presentato da Ingrassia prevedeva il pagamento di una tangente di 10 mila euro per ogni Megawatt. [slot-interna]

A Roccamena la potenza dell’impianto è di 7,5 Megawatt e quindi la tangente doveva essere di 75 mila euro. Ma Ingrassia aveva concesso uno ”sconto”: chiedeva 50 mila euro, una cifra non contrattabile. Tutt’al più era ammessa una “rateizzazione” e il primo versamento doveva essere di almeno 20 mila euro, dieci per Vitrano e altri dieci per Ingrassia.

All’appuntamento la vittima si è presentata ”solo” con 10 mila euro. ”Ci vedremo lunedì per il resto” avrebbe detto Vitrano nel momento in cui ha intascato la rata. Non sospettava che tutta l’operazione fosse registrata dalle microspie e dalle telecamere della polizia.