Arrivano segnali forti per chi utilizza manodopera reclutata attraverso il caporalato: confisca dei beni e risarcimento ai lavoratori sfruttati sono le disposizioni principali contenute nel provvedimento sulle misure di prevenzione dei tribunali, in esame a Montecitorio. Fanno parte di un piano che “sarà messo a punto entro quindici giorni”, come ha anticipato il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, dopo un vertice, sul contrasto al caporalato, con il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e i soggetti coinvolti nella filiera agroalimentare.

Il pacchetto di misure, presentato ieri dal ministro della Giustizia Andrea Orlando e dal ministro delle Politiche agricole, si sviluppa lungo quattro direttrici: “rafforzamento dei controlli, investimento sul lavoro agricolo per cambiare il passo, operatività territoriale della Rete e investimento vero ed unitario tra mondo del lavoro, imprese agricole, grande distribuzione e ministeri”.

Nelle campagne italiane, soprattutto in Sicilia, a cui spetta il triste primato del caporalato, succede di tutto: dalle molestie sessuali alla manodopera sottopagata a 25-30 euro per un’intera giornata di lavoro stremante. Una triste condizione che “interessa anche l’edilizia”, come ha precisato qualche giorno fa il segretario generale della Filca Cisl Sicilia, Santino Barbera.

Il passo è breve, “Chi non muore in mare, affogato, rischia poi di morire in terra”, come ha detto, a Radio Vaticana, Don Francesco Catalano, direttore della Caritas Diocesana di Foggia-Bovino, in Puglia, dove gli operai agricoli “nel periodo di raccolta del pomodoro, sono sottoposti  a “12 ore di lavoro ed anche oltre per una media di 25 euro al giorno, a cui vanno tolte 5 euro per il trasporto, 3 euro per un panino e 1.50 per una bottiglia d’acqua”. Un mondo sommerso fatto di silenzi, minacce e ritorsioni fisiche ed economiche: se denunci non lavori più, allora meglio lavorare da sfruttati che non lavorare.

La confisca per sproporzione per chi utilizza manodopera reclutata attraverso il caporalato” punta a punire, come ha detto il ministro alla Giustizia, anche “lo sfruttamento delle persone, le forme di concorrenza sleale e le forme di arricchimento illecito”.

Nel provvedimento vengono introdotte norme come: l’“intermediazione illecita” tra i reati, per i quali può scattare la confisca estesa o allargata. Una misura patrimoniale che vuole colpire, ha spiegato Orlando “le grande ricchezze accumulate illecitamente dalla criminalità organizzata”; la responsabilità in solido con chi ha tratto vantaggio in modo indiretto dallo sfruttamento dei caporali perché “lo sfruttamento dei lavoratori – ha puntualizzato il ministro – produce quasi sempre vantaggio per le aziende”; infine, il risarcimento delle vittime che sostiene “in via riparatoria, chi ha subito questa forma di delitto”.

Passando ai numeri: Radio Vaticana ha censito in agricoltura “400mila lavoratori stagionali”, di cui “100mila vivono in condizioni di disagio”, e la Cgil ha rilevato 80 Centri di caporalato diffusi per tutto lo Stivale, con un gravissimo sfruttamento concentrato soprattutto nelle regioni meridionali come, la Sicilia, la Puglia e Campania.

Un fenomeno criminale, che negli ultimi due anni ha fatto registrare due nuovi dati preoccupanti: l’aumento costante della manodopera femminile, che ha sostituito via via gli operai agricoli di sesso maschile, e il numero sempre in aumento delle lavoratrici italiane. La Flai Cgil ha calcolato che le donne straniere schiavizzate in agricoltura sono 15mila (contro i 5mila uomini); e che in Campania, Puglia e Sicilia ci sono “almeno 60mila italiane, in proporzione crescente rispetto alle straniere”. Sono loro le nuove schiave dei campi, lavoratrici pagate 3-4 euro l’ora e costrette a turni sfibranti sotto .gli occhi di un capo, tutto al femminile, che chiamano la “fattora”. Una sorta di sentinella messa a guardia dal caporale per controllare e riferire su eventuali ribellioni o lamentele.