Le regole della democrazia e quelle interne dell’Ars non esistono più. Nessuna garanzia per le opposizioni, nessuna garanzia per la trattazione della materia economico finanziaria.

Il nuovo corso siciliano è privo di regole. E’ la storia che raccontano gli ultimi eventi politici in Sicilia. ieri l’elezione del secondo vice presidente dell’Ars che, secondo le regole (non scritte e non vincolanti per carità) della democrazia spettava all’opposizione ed è stato assegnato anch’esso alla maggioranza fra polemiche e proteste, oggi l’approdo in Commissione della Finanziaria ma senza bilancio ne copertura economica.

Ieri il governatore ha incontrato il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone per chiedergli di avviare l’iter della finanziaria anche se non c’è ancora il bilancio così come aveva chiesto già anche al presidente della Commissione, Nino Dina, ottenendo un sostanziale via libera.

E con Ardizzone non è andata diversamente. L’iter della finanziaria partirà in Commissione non appena questa sarà trasmessa agli uffici dell’Ars. Ma Ardizzone si riserva di stralciare le norme che non avranno la copertura economica e avverte che l’avvio dell’iter non significa che l’intera manovra venga giudicata legittima.

A risolvere la querelle, almeno sulla carta, arriva la dichiarazione dell’assessore Alessandro Baccei, ieri a colloquio per un’ora a Roma con il sottosegretario Graziano Delrio. Per Baccei ci sono già tutte le soluzioni tecniche e Roma sarebbe pronta a coprire il buco da 3 miliardi e 200 milioni di euro ma manca ancora il sì della politica.

Intanto ieri la Commissione Affari istituzionali ha approvato, con due soli voti contrari, la riforma delle province che andrà in discussione in aula martedì attendendo il bilancio. “È stato un lavoro complesso, adesso tocca all’Aula – dice il presidente della commissione Antonello Cracolici – mi aspetto che a Sala d’Ercole si proceda con un confronto aperto ma sereno. È importante che il testo diventi legge al più presto per permettere già nella prossima estate di chiudere la stagione dei commissariamenti e avere i nuovi assetti di governo degli enti”.

A favore della riforma si sono espressi i nove esponenti di maggioranza; contrari due esponenti del M5S; assenti i tre esponenti di centrodestra. Il testo passa ora all’esame dell’Aula.Forse proprio quello della riforma delle province, resta l’unico iter ‘normale’ da un punto di vista regolamentare

Regola messe di lato in ogni altro settore in nome del salvataggio della Sicilia ma non si comprende il come ne il quando e soprattutto in un clima da tutti contro tutti che certamente non aiuta la democrazia ne la Sicilia