Le dimissioni sono arrivate il giorno dopo la retromarcia dei deputati Pdl, Nino D’Asero e Giuseppe Milazzo. E Mario Alloro, il deputato ennese dell’area Crisafulli, la spiega così: “Mi sono dimesso dalla commissione affari istituzionali perché mi è parso chiaro che si fosse aperto un mercato delle vacche mentre la presidenza della commissione Affari istituzionali è cosa seria e non può essere rappresentata dal presidente Marco Forzese, incapace di essere sintesi di varie esigenze ma smaccatamente di parte”.

E se prima, Alloro aveva mantenuto l’autosospensione senza formalizzare le dimissioni come invece avevano fatto in nove in una commissione composta da 15 deputati, è stato solo “perché era inutile. Si era dimessa la maggioranza e non servivano le mie dimissioni per invalidare la commissione. Ora che il Pdl ha fatto marcia indietro invece è diventato indispensabile. Spero che il presidente Ardizzone prenda atto della necessità di ridiscutere la rappresentanza nella Affari istituzionali”. Respinge al mittente le malignità di chi pensa che la sua mossa sia indirizzata direttamente al presidente Crocetta per mostrare i muscoli dopo che il governatore ha incassato il sostegno del Pdl. “Quando mai? – dice Alloro – Il presidente Crocetta l’ho pure votato”. Con lui ad abbandonare le fila della commissione c’è anche un altro deputato che non può certo considerarsi amico del governatore: è Franco Rinaldi, il messinese cognato di Francantonio Genovese contro cui, per gli affari nella formazione professionale, più volte si è scagliato Crocetta.

E verso le dimissioni dovrebbe essere anche un altro esponente Pd della prima commissione, Giovanni Panepinto. Con queste nuove rinunce, la presidenza di Marco Forzese resta pesantemente in bilico e a nulla servono, evidentemente, le parole di buona volontà espresse nei giorni scorsi dall’esponente dei Drs.