Marco Forzese non è più presidente della I Commissione Affari Istituzionali all’Ars. Ieri, 14 ottobre, sono infatti scaduti i termini per l’indicazione, da parte dei capigruppo, dei sostituiti dei deputati dimissionari dalla prima commissione perchè in polemica proprio con Forzese. Di conseguenza l’intera prima commissione è decaduta.

Lo ha comunicato durante la seduta a sala d’Ercole il presidente di turno Antonio Venturino che, rifacendosi all’art. 38 del regolamento interno dell’ars, ha confermato ufficialmente la decadenza della Commissione.

Va, così, a buon fine il blitz ordito dai 5 stelle ma che ha avuto l’appoggio di quasi tutte le forze politiche presenti in Commissione.

Lo scontro in Commissione era iniziato il 26 agosto durante la seduta per il parere alle contestate nomine Irsap. In 10 erano rientrati dalle ferie per pronunciarsi, in nove avevano detto di no. L’astensione del Presidente Marco Forzese, però aveva vanificato quel voto permettendo l’insediamento di presidente e Consiglio di Amministrazione Irsap nonostante nonostante la maggioranza avesse bocciato le nomine. Un cavillo procedurale quello a cui Forzese si era appellato per ottenere questo risultato a favore del governo.

Un atteggiamento che non era andato giù a nessuno dei componenti della Commissione che lo stesso giorno avevano deciso di auto sospendersi. l’indomani la scelta era stata condivisa anche dagli assenti. 11 su 16 componenti, dunque, in autosospensione.

Lo scontro si era poi inasprito a settembre quando Forzese aveva chiesto tutela alla maggioranza comprendendo quale fosse il gioco dei sospesi che boicottavano le riunioni. Ancora più forte la risposta: 9 membri della commissione dimissionari.

Obbligata la strada per il Presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, costretto a chiedere ai capigruppo di indicare ciascuno i propri designati per il rinnovo della commissione. lapidaria la risposta: nessuna indicazione. fino alla decisione del capogruppo del Pdl D’Asero di chiudere lo scontro reindicando gli stessi componenti dimissionari.

Per qualche giorno si era pensato che la Commissione, e dunque, il suo presidente Forzese, fossero salvi. Ma niente da fare! Rientrato il pdl arrivano le dimissioni di due Pd: Alloro e Rinaldi. Punto e a capo. In conferenza dei capigruppo Ardizzone tentava una ulteriore mediazione assegnando un altra settimana di tempo, trascorsa, però, senza soluzione.

Per questo motivo, scaduti i termini, non resta che la dichiarazione di decadenza. Ardizzone, adesso, dovrà inviare un invito formale ai gruppi alla designazione dei nuovi componenti della Commissione includendo, stavolta, anche chi 11 mesi fa non c’era e ricalcolando gli equilibri in base ai passaggi da un gruppo all’altro e non sono poche le novità che ne emergeranno.

E non tarda la replica, anzi la conferma dell’intera vicenda, da parte dello stesso Forzese: “I veri motivi del mio defenestramento stanno nell’ “affaire Irsap” quello su cui i parlamentari Pd, Rinaldi e Alloro, hanno strappato con la maggioranza di governo e quello per cui i deputati grillini, guidati dal nisseno Cancelleri, hanno cambiato atteggiamento nei miei confronti al punto di dimettersi dalla commissione Affari Istituzionali. Il Pdl, invece, ha dapprima teso la mano con il capogruppo D’Asero e poi l’ha tirata indietro quando dalla tribuna dell’Ars ha preso la parola un deputato indagato per corruzione”.

La lettura di Forzese, dei medesimi fatti, è naturalmente diversa rispetto a quella dei suoi detrattori “Tutto ciò è avvenuto – continua – mentre in commissione regionale antimafia si secretavano i verbali dell’audizione del presidente Irsap Alfonso Cicero sugli interessi mafiosi nelle attività dell’ente proprio nei territori di alcuni ex componenti della I commissione tanto attivi nella procedura del mio siluramento”.

E non manca l’ennesimo attacco al Presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone “ha raggiunto il suo scopo politico – continua  – prestandosi a cose poco chiare, ma spero nella sua buona fede, di sciogliere la commissione ai sensi dell’articolo 38 del Regolamento. E’ un’ipocrisia questa perché tutti sanno come il suo partito, l’Udc, inchiodato nei sondaggi all’1,8%, abbia voluto ostacolare il lavoro di una commissione che, sotto la mia presidenza, ha lavorato bene e con serietà”.

Non manca l’attacco anche ai deputati ed al segretario Udc “Non mi sorprende nemmeno che della questione si sia interessato anche il segretario regionale dell’Udc Giovanni Pistorio, pagato dall’amministrazione regionale per fare il funzionario esterno in un assessorato a guida Udc, che ancora oggi in orario di lavoro era a Palazzo dei Normanni per partecipare ad incontri e vertici tra partiti. Ma difatti proprio l’Udc ha impedito il raggiungimento del quorum quando si erano ritrovate le condizioni per far ripartire l’organismo parlamentare. Ma questa è la vicenda di un piccolo partito che mantiene, purtroppo, tre assessori nel governo della regione e il presidente dell’Ars”.

Segnali sempre più forti di maggioranza in fibrillazione, comunque, certo non di pacificazione, mentre dall’opposizione ai grillini è riuscita la prima “piccola” sfiducia.

mav