Milletrecento emendamenti, quasi la metà dei quali provenienti dalla medesima maggioranza. Centottanta solo quelli dei grillini. Sono le cifre della legge di stabilità per approvare la quale, con una scelta quantomeno inusuale, i deputati delle II Commissione sono al lavoro anche di domenica e per giunta di ponte festivo. Una seduta che, dopo aver lavorato tutti ieri, sabato, continuerà oggi ad oltranza fino all’approvazione della norma in Commissione.

Nella giornata di ieri gli emendamenti erano passati da 1300 ad 850 grazie al lavoro dei deputati. Una giornata difficile segnata anche dai fatti avvenuti a sala d’Ercole. La bocciatura della norma che prevedeva la proroga dei commissari nelle Province ha, infatti, scaldato il clima e gli animi con conseguenze anche in Commissione Bilancio. I lavori, infatti, erano proseguiti con un muro contro muro fra maggioranza ed opposizione contando sul fato che in commissione ormai la maggioranza fosse blindata.

(ECCO GLI ASSENTI NELLA MAGGIORANZA IERI IN AULA)

Il governo che va sotto, infatti, scatena inevitabilmente la caccia alle streghe. A prescindere dagli assenti, infatti, tre dei quali in congedo e uno di questi per malattia, ad affossare il provvedimento sono stati i franchi tiratori, quelli che, pur se presenti, hanno votato contro. Ci sono, poi, i presunti malfunzionamenti del sistema elettronico denunciati anche da una parte dell’opposizione, ed gli assenti nell’opposizione il cui “non voto” casomai dovrebbe aver aiutato Crocetta. Insomma un coacervo di eventi che intorbidano ulteriormente le acque.

In serata, però, il clima è cambiato. Mentre il presidente Dina cercava un accordo complessivo per blindare il più possibile gli emendamenti approvati ed evitare ulteriori “trappole” in aula la serata scorreva via.

Alla riapertura dei lavori della Commissione, stamani, il clima era diverso, forse anche per effetto delle ricostruzioni degli eventi di ieri. Di certo, infatti, non c’è più neanche l’elenco degli assenti al momento del voto. Sono otto, complessivamente, i deputati che denunciano un malfunzionamento del sistema elettronico. Forzese (Drs), Siragusa (M5S), D’agostino (Udc) sono fra coloro che avrebbero votato ma che non risulterebbero nella conta.

A parte il pentastellato, gli altri due erano finiti nell’occhio del ciclone all’interno della medesima maggioranza così come alcuni esponenti del Pd. Fra loro anche Giovanni Panepinto che oggi professa la sua fedeltà: “In commissione Affari istituzionali ho contribuito alla stesura del ddl di riforma delle Province e ho sostenuto l’istituzione dei Liberi Consorzi di Comuni: la mia assenza ieri all’Ars in occasione del voto d’aula è legata semplicemente a motivi personali. Mi spiace deludere gli appassionati di complotti, ma ero e resto fedele alle linea del PD che sostiene lealmente Crocetta”.

Panepinto, poi, getta acqua sul fuoco della polemica e fornisce la sua spiegazione agli eventi: “Il voto di ieri – sostiene – è frutto di un mix di fattori: una serie di coincidenze, qualche franco tiratore e l’errore nella rilevazione del voto da parte del sistema elettronico. Quel che di certo non c’è, è una fronda interna al PD. Ad ogni modo – conclude l’esponente democratico – abbiamo tempo e modo per superare lo ‘scivolone’ d’aula e varare una riforma importante e attesa”.

Smentita, dunque, da Panepinto ma anche dagli eventi la ricostruzione di alcuni retroscena che darebbero la maggioranza spaccata in due con Udc e mezzo Pd a favore di Crocetta, l’altro mezzo Pd, quello di Cracolici, Articolo 4 e Drs dal lato opposto. Una ricostruzione che non tiene conto delle dichiarazioni di D’Agostino un’ora prima del voto e del fatto che in discussione non ci fosse il disegno di legge Cracolici ma la proroga del Commissariamento delle province.

La maggioranza è certamente spaccata ma trasversalmente, come lo stesso Presidente Crocetta ha fatto ben capire nelle sue dichiarazioni a caldo, e con posizioni variabili a seconda delle materie in discussione come dimostrano proprio i lavori della Commissione bilancio attualmente in corso.

Per risolvere il pasticcio delle province c’è tempo fino al 15 febbraio. I commissari, infatti, dal 1 gennaio sono in regime di proroga ordinaria per 45 giorni. Non potranno operare scelte ma gestire l’ordinaria amministrazione sì.

E dunque via alla corsa agli emendamenti con i deputati che fanno a gara a rivendicare la paternità di quelli che, via via, vengono approvati. Malafarina gioisce per l’approvazione dell’emendamento sull’uso dei farmaci monodose, Alloro si indigna perché il governo discrimina l’autodromo di Pergusa, Sammartino comunica di aver salvato le borse di studio in medicina e Ruggirello per aver ampliato ai Consorzi universitari gli impegni di spesa per il diritto allo studio. Ma l’impianto generale della norma reggerà a tutte queste modifiche?

La domanda che la maggioranza si pone adesso è, anche, un’altra e riguarda la capacità di restare coesa nell’affrontare la legge di stabilità. Entro stasera la II Commissione dovrà vararla e domani a mezzogiorno la norma dovrà essere incardinata in aula insieme al bilancio. Poi scatteranno i termini per gli emendamenti d’aula.

La discussione vera e propria, dunque, probabilmente inizierà il 2 gennaio con l’intenzione di giungere a chiusura per il 4 anche se esiste il rischio che si possa slittare oltre l’Epifania ma non troppo oltre. La Regione non può restare senza strumento economico finanziario per più di qualche giorno e considerati i tempi del Commissario dello Stato e, in seguito, della promulgazione e della pubblicazione, una approvazione dopo il 7-8 gennaio potrebbe bloccare l’amministrazione anche per tutto il mese.