Ancora una bocciatura per le norme varate dal Parlamento regionale siciliano. Il Commissario dello Stato per la Regione Siciliana ha impugnato dinanzi la Corte Costituzionale, per violazione degli articoli 117, 3° comma, 23 e 97, 1° comma della Costituzione, gli articoli 7 e 13 del disegno di legge “Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi derivanti dall’amianto”.

Si tratta dell’ultima legge varata dalla Regione siciliana approvata dall’Assemblea Regionale Siciliana il 26 marzo 2014.

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Le norme impugnate riguardano rispettivamente l’individuazione di misure di assistenza supplementari rispetto ai livelli essenziali di assistenza previsti dal piano di rientro dal disavanzo sanitario e sanzioni amministrative nei confronti di dipendenti pubblici.

Ancora una volta, dunque, l’impugnativa riguarda aspetti di equilibrio di bilancio. Nel primo caso viene considerata non coperta la spesa per la modifica dei livelli essenziali di assistenza sanitaria. inoltre la materia è considerata “concorrente” ovvero in assenza di copertura finanziaria con fondi regionali la modifica ai livelli essenziali di assistenza va concordata con lo Stato. Peraltro, secondo il commissario, essendo la Sicilia ancora in fase di tutelare e copertura del disavanzo non può procedere autonomamente a provvedimenti di spesa in materia sanitaria.

“Pur comprendendo e condividendo la valenza sociale delle richiamate disposizioni regionali -scrive il prefetto Aronica– non può non rilevarsi che i benefici da esse previste individuano livelli ulteriori di assistenza che la Regione, in quanto sottoposta al Piano di rientro dal disavanzo sanitario, non può garantire, come sancito anche da recente giurisprudenza costituzionale”. Si configura, dunque, secondo il commissario, una violazione dell’articolo 117 della Costituzione perché non viene rispettato “il principio di contenimento della spesa pubblica sanitaria, quale principio di coordinamento della finanza pubblica”.

Più tecnico giuridico il motivo dell’impugnativa dell’articolo 13 che prevede sanzioni nei confronti dei dirigenti pubblici che non conseguono i risultati fissati. Si tratta di una norma nata da un emendamento 5 stelle che per il Commissario sarebbe illegittimo perché in contrasto con l’articolo 23 della Costituzione. la norma regionale, infatti, non prevede “né espressamente, né indirettamente, i titolari del potere sanzionatorio e quindi l’autorità competente ad erogare la sanzione e a verificare la violazione dell’obbligo”. Insomma una norma scritta male e giuridicamente non applicabile.

L’impugnativa precedente a quella di oggi riguarda la finanziaria regionale. in quella occasione furono ben 33 gli articolo impugnati sui 50 complessivi e ciò causo il blocco della spesa. Una situazione di impasse che non è ancora stata risolta a distanza di oltre due mesi.