Sarebbero 204 le unità di personale in meno nell’Asp di Palermo rispetto alla precedente pianta organica del 2011. E’ quanto prevede il capitolo delle dotazione organica del nuovo atto aziendale, già inviato all’assessorato regionale alla Sanità, duramente criticato dalle organizzazioni sindacali siciliane di medici e veterinari, che temono “ricadute sull’offerta sanitaria dei territori”.

E’ lunga la lista di osservazioni e rilievi relativi alla proposta di atto aziendale dei vertici dell’Azienda sanitaria fatte dai sindacati che sottolineano l’assenza di documenti indispensabili per una corretta valutazione e previsti per legge. Nello specifico, manca la relazione tecnica di accompagnamento che illustri criteri e modalità utilizzate per la definizioni delle dotazioni organiche. Non c’è la scheda che dimostri i parametri applicati rispetto a quelli previsti dalla linea guida regionale. E, sempre relativamente alla dotazione organica, spicca l’assenza della scheda che consenta, un confronto tra i posti ricoperti ed i posti vacanti. Secondo medici e veterinari non è possibile capire quali e quanti posti presumibilmente si renderanno vacanti alla fine del triennio 2105-2017. Manca inoltre la scheda economica che dimostri il rispetto del tetto di spesa.

I sindacati contestano ai vertici dell’Asp di aver inviato la versione definitiva della dotazione organica alle organizzazioni sindacali solamente dopo averla deliberata e inviata all’assessorato regionale.

Le associazioni mediche e veterinarie accusano l’Asp di operare “un’estrema frammentazione in strutture complesse” e lo “spostamento di risorse umane dalle strutture periferiche a quelle centrali con il rischio di peggiorare l’operatività delle strutture periferiche, causando in prospettiva uno squilibrio della offerta sanitaria”.

I criteri di identificazione delle nuove Unità operative complesse (Uoc) lasciano perplessi i sindacati perché “non sono supportati da valide motivazioni prime fra tutte quelle di natura epidemiologica”. E inoltre non comprendono “come alcune Uoc strategicamente importanti possano svolgere i compiti gravosi loro assegnati con sole due o tre unità di personale dirigente in difformità a quanto previsto nello stesso atto aziendale, comportando inevitabilmente delle ricadute negative in termini di economia sanitaria”.
Anche la separazione della fase della programmazione da quella del controllo preoccupa medici e veterinari che definiscono questi “momenti unici di uno stesso processo produttivo sanitario che andrebbero inseriti in una stessa struttura”.

L’organizzazione illustrata nell’atto aziendale prevede per i sindacati un sotto dimensionamento delle risorse umane del territorio rispetto all’ospedale. Un fatto in controtendenza rispetto a quanto prevede la legge regionale del 14 aprile 2009 e che comporta riduzioni in alcuni settori come la prevenzione, la riabilitazione, l’assistenza primaria, il controllo della spesa sanitaria ed altri ancora.

Secondo i sindacati, infine, nella proposta di atto aziendale emergono dubbi sui compiti del dirigente responsabile di struttura complessa e semplice e su quelli di dirigente con incarico “professional”.

Una lunga e articolata serie di critiche con le quali il fonte sindacale compatto annuncia battaglia.