Sull’assoluzione di Calogero Mannino nel processo per la trattativa Stato-mafia interviene anche Vittorio Sgarbi, il critico d’arte ed ex sindaco di Salemi noto anche per i suoi ‘attacchi’ alla magistratura.

“Non si puo’ piu’ consentire che i giudici abusino, e con insistenza per anni, su teoremi utili solo alla loro immagine. La sentenza del processo Mannino denuncia in modo irrevocabile i frutti di questo sistematico abuso di potere – tuona Sgarbi – che ha il suo simbolo, tutto mediatico, nel Pm Nino Di Matteo. I magistrati di questo processo sono la vera e propria minaccia al Corpo politico dello Stato, e vanno perseguiti”.

“Di loro si puo’ dire – prosegue Sgarbi – quello che il Csm ha, indiziariamente, affermato di un altro magistrato, Silvana Saguto, con l’aggravante di avere sostituito la ricerca della verita’ dei reati a ipotesi suggestive e autocelebrative: ‘condotte cosi’ gravi da provocare una perdita di prestigio irrimediabile in un ufficio storicamente impegnato nella lotta alla criminalita’ organizzata e considerato nel paese un simbolo della legalità.”

Secondo Sgarbi e’ “facile lottare e facile essere simbolo se ci si inventa nemici pericolosi, diffamandoli come collusi, un grande generale come Mori’ e un ministro che ha combattuto la mafia ai tempi difficili come Mannino”.

“Milioni di euro buttati in un processo senza senso. Il solo che avrebbe avuto senso – conclude Sgarbi – e’ un processo per diffamazione contro Di Matteo e i suoi colleghi. L’annunciata opposizione alla sentenza, da parte del Pm Di Matteo, senza che ancora siano state depositate le motivazioni (prova assai eloquente del suo accanimento), e’, infine, un atto di orgoglio personale contro gli interessi dello Stato”.