babbo-natale-su-facebook

Anche quest’anno si sta consumando in piena regola l’allegra trafila di auguri.

Auguri sui cartelloni pubblicitari, auguri stampati a caratteri cubitali sulle bottiglie della salsa, auguri lasciati sulle saracinesche di chi, suo malgrado, trova sempre il passaggio occupato dall’automobilista di turno che è troppo impegnato per cercare un vero parcheggio (“Fitusu, un u’ viri chi c’è scrittu LASCIARE LIBERO LO SCARROZZO?” “Ma vò fatti u’ Natali va!” Cit., tratto da una storia vera), auguri sugli scontrini “IL VOSTRO BECCHINO DI FIDUCIA VI AUGURA BUONE FESTE”, auguri via mail, auguri via sms, auguri su Facebook, auguri su Msn “Il contatto della scrivente Rosa Maria Pellerossa augura a tutta la sua lista una felice vigilia”.

Nel capiente calderone degli auguri, quest’anno non ho trovato neanche una cartolina nella cassetta della posta e ho ricevuto poche, pochissime telefonate.

Tutti gli altri, amici, presunti tali o conoscenti, si sono lasciati prendere la mano dalla discutibile arte della “scorciatoia”, ossia quella dell’sms, della mail o della foto taggata su Facebook preventivamente congelati, ghiacciati abbastanza per essere spediti all’intera lista di contatti, ovviamente per non venir meno al principio della par condicio.

Bisogna riconoscere che questo atteggiamento risulta abbastanza irritante, per svariati motivi. Se è vero che si corre tutto l’anno e durante le feste ancora di più, è pur vero che, almeno a Natale, sarebbe carino trovare il tempo per prendere una fetta di torta con un amico, il tempo per mettersi a tavolino e scrivere una lettera.

Qualcuno la ricorda ancora la vecchia lettera di Natale? Aveva un sapore particolare, sapeva di festa, di colore, ma anche di affetto sincero, aveva il gusto di chi vuole dedicare del tempo ad una persona che, purtroppo, non può abbracciare di presenza in occasione delle festività.

In alternativa, i più pigri potevano sempre spedire un bigliettino, uno di quelli che, appena li aprivi, partiva immediatamente una melodia natalizia un po’ arrugginita.

Il messaggino che lampeggia sul cellulare non è per forza di cose un male, ma lo diventa quando viene incautamente utilizzato in sostituzione di un abbraccio o, nei casi più difficili, di una telefonata.

Il mio non vuole essere un attacco mirato alle moderne tecnologie, mezzi di cui mi servo giornalmente per tenermi in contatto con amici e parenti più o meno lontani, quanto piuttosto una netta e precisa condanna alla volontà di non fare, alla mania di stare comodi in poltrona quando non ci serve nulla.

Sì, perché quando ci serve qualcosa, siamo capaci di tutto per cautelare i nostri interessi, anche di disturbare un conoscente o un amico nel cuore della notte, al costo di buttarlo giù dal letto.

Quando invece si tratta di offrire un abbraccio, una carezza, un gesto sentito e sincero, allora non c’è tempo.

Basta accendere il pc, fare una veloce ricerca su Google e copiare un bel pensiero ad effetto o, peggio ancora, riciclare uno degli sms ricevuti da chissà quale paese sperduto per poi cliccare su tutte le voci presenti in rubrica e selezionare “invio”.

Se un tempo ci si lamentava per i regali riciclati (gesto alquanto discutibile e di pessimo gusto), oggi ci si lamenta -giustamente- per gli auguri riciclati, perché oltre all’ovvia quanto scontata mancanza di tatto di chi si serve della tua persona sotto le feste per mettersi la coscienza in pace, si aggiunge l’aggravante del testo riciclato, dove non c’è traccia alcuna del sentimento d’affetto e di amicizia suscitato nel cuore di chi scrive dalla tua persona, non c’è traccia alcuna del tuo nome o del dispiacere per non essere riusciti a fare almeno una telefonata di cinque secondi, no, non c’è traccia.

Spesso non c’è traccia nemmeno degli Auguri e, nei casi più gravi, si arriva addirittura ad andare fuori tema, come succedeva a scuola. Così qualcuno, preso forse dagli impegni o dall’impeto di sbranare quanto più in fretta possibile l’ultima fetta di panettone, ha erroneamente inviato gli Auguri di Pasqua acutamente conservati tra i modelli predefiniti dei messaggini al posto di quelli natalizi.

Quest’anno ho dunque voluto sfatare il falso quanto ipocrita mito del “A Natale siamo tutti più buoni” e ho inviato una degna risposta a tema a quanti hanno preferito cliccare su un tasto o su una manciata di tasti (per i più intraprendenti), piuttosto che fare una telefonata a tempo debito per incontrarsi o, in alternativa, per accertarsi che, anche per l’altro, fosse veramente un sereno Natale.

A Natale, Capodanno o Pasqua, non si deve per forza essere tutti più buoni o più allegri, basta semplicemente essere meno superficiali e più coerenti e porgere Auguri sentiti a tutte quelle persone che sono altrettanto “sentite”, evitando di perdersi in inutile ciarpame augurale giusto per tenere tutte le porte aperte.

A Natale, più che negli altri giorni, condanno la superficialità voluta, quella di chi con una taggata se ne lava le mani, come se i rapporti reali potessero misurarsi con il valore di una superflua chattata di circostanza o come se gli esseri viventi fossero tutti degli avatar volanti in cerca d’autore.

Ricordiamoci, almeno nelle feste, che le persone sono tali in quanto fatte di carne, ossa e sentimenti ed evitiamo di pensare al prossimo come ad un account di Msn.

Dalla cucina della Befana è tutto per BlogSicilia… a voi la linea.