Tanta gente si è ritrovata lì per caso. Incuriosita dagli stand e dalle bandiere giallo rosse. Dalle copie in bella mostra dello Statuto siciliano. Dai manifesti con gli articoli più significativi .

E scoprendo pezzi di storia siciliana finora sconosciuta, si è fermata a parlare e a fare domande. E già questo è un successo, per Fonso Genchi, portavoce del Comitato La Sicilia e i siciliani per lo statuto, che oggi a Palermo ha organizzato, nella centralissima piazza del Politeama, lo Statuto Fest:

“L’obiettivo di questa giornata era sensibilizzare i siciliani sui problemi che vive la Sicilia a causa della mancata applicazione dello Statuto, che in moltissimi non conoscono. Quindi” dice Genchi “è un successo per noi vedere che la gente mostra curiosità nei confronti della sua  storia e dei suoi diritti negati”.
Ma perché lo Statuto siciliano non ha mai trovato piena applicazione?
Genchi è chiaro
: “Perché ha fatto comodo allo Stato e alle classi politiche siciliane che hanno svenduto l’autonomia siciliana per avere le mani libere e fare quello che gli pareva, impunemente”.
Da Catania è arrivato anche Santo Trovato, presidente del Mis, che sul punto ha aggiunto: “Spesso sento dire che la colpa della mancata applicazione dello Statuto è del popolo siciliano. Ma come fanno ad essere colpevoli per ciò che non conoscono? A scuola ci hanno insegnato la storia italiana ma non quella siciliana”.

Trovato poi rispondendo alla domanda su autonomia e federalismo ha detto: “Non sono in contrasto. Lo Statuto è il primo esempio di federalismo. Ma lo Stato, quando si tratta di riconoscere alla Sicilia le competenze e i tributi che le spettano, come i sette miliardi di accise petrolifere, preferisce fare orecchie da mercante”.