Il grande piano europeo per la realizzazione delle “autostrade del mare” offre nuove, consistenti, opportunità di rilancio al sistema portuale del Mezzogiorno. E’ quanto è emerso dalla prima conferenza regionale del Cluster mediterraneo che si è svolta a Genova.

Il coordinatore europeo del progetto, Luis Valente de Oliveira, ha voluto che si incontrassero in questa occasione tutti i soggetti – istituzionali e privati – interessati alla razionalizzazione del traffico marittimo. A Genova sono state poste le basi per i partenariati che dovranno garantire il funzionamento del sistema portuale in tutta l’area mediterranea.

In aprile si svolgerà ad Aarhus, in Danimarca, la seconda conferenza regionale, per fare il punto sui progetti che riguardano il Baltico e il Mare del Nord.

A Genova, per due giorni, sono stati analizzati i primi otto progetti già finanziati nel 2010 nel quadro della Rete transeuropea di trasporto (RTE-T), con un investimento di 85 milioni di euro. Si tratta solo del primo step del progetto: “Il budget totale destinato alla realizzazione delle reti fino al 2013 – ha detto De Oliveira – ammonta infatti a 7 miliardi di euro, di cui 350 milioni sono destinati proprio alle autostrade del mare.”

Dei primi otto progetti finanziati, quattro sono localizzati nel mediterraneo: tre in Italia – due a Genova e uno a Venezia – e uno in Spagna, a Valencia. Quattro invece riguardano il nord Europa. I progetti “mediterranei” riguardano la realizzazione di un centro di promozione della co-modalità (promosso dall’autorità portuale di Genova); del progetto MIELE (coordinato dal ministero dei Trasporti e dal Rina); dell’ Adriatic multiport gateway (presentato dall’autorità portuale di Venezia); del monitoraggio e servizi operativi per le autostrade del mare (coordinato dall’autorità portuale di Valencia).

I responsabili di questi primi progetti hanno adesso il compito di “agganciarsi” alla rete dei porti commerciali dei paesi MEDA, stringendo accordi di cooperazione e costruendo “reti” di servizi condivisi. Nei prossimi due anni, i porti dell’area meridionale del mediterraneo avranno l’opportunità di presentare i loro progetti, nell’ambito della ulteriore dotazione del programma, che ammonta ad oltre 265 milioni di euro.

Il programma di infrastrutturazione MEDA – che si è completato nel 2007 – ha identificato la rete dei 58 maggiori porti commerciali del Mediterraneo: 17 sono in Turchia – paese che assorbe un terzo dei traffici marittimi del mediterraneo – 8 sono in Algeria, 8 in Marocco, uno in Libano e uno in Giordania. I tre maggiori porti per tonnellaggio rimangono Bethioua (Algeria), Izmir (Turchia) e Alessandria (Egitto).

Per rimanere nella “rete” e rimanere competitivi, gli obiettivi da raggiungere sono chiari ed essenziali: eliminare i colli di bottiglia che ostacolano il passaggio delle merci dal trasporto marittimo a quello terrestre; incrementare le strutture fisiche e informatiche dei porti; snellire i vincoli burocratici legati al movimento delle navi e delle merci.

I porti siciliani, in particolare, hanno l’opportunità di consolidare il loro già alto potenziale: secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, infatti, il porto di Augusta (con 30.979 migliaia di tonnellate) assorbe il 6% del traffico totale e fa piazzare la città tra le prime cinque d’Italia per traffico merci.

Tra i primi quindici in Italia, troviamo anche i porti di Milazzo (18.054 migliaia di tonnellate e 3,5% del totale) e di Santa Panagia (15.938 migliaia di tonnellate e 3,1%).

I porti siciliani non figurano invece ai primi posti della graduatoria dei porti per trasporto merci in container, graduatoria dominata da Gioia Tauro in Calabria.

Sul fronte del trasporto passeggeri, Messina – invece – resta leader assoluta: il porto della città sullo stretto assorbe ogni anno 10.834 migliaia di unità pari al 12,6 del totale nazionale e conferma la sua strategicità all’interno del Mediterraneo superando importati realta’ come Napoli, Reggio Calabria e La Maddalena.