E’ previsto per domani il voto alla Camera sulla legge per i beni sequestrati e confiscati. Una riforma che, secondo il M5S, rischia di creare altri casi Saguto, in quanto non farebbe registrare passi avanti sul versante della trasparenza degli affidamenti degli incarichi, anzi.

“Questa proposta di legge – commenta il deputato palermitano a Montecitorio, Riccardo Nuti – è un vero scempio e peggiora l’attuale legislazione. Se il testo rimarrà come è attualmente, altri casi Saguto, e anche di peggio, potranno verificarsi, in quanto nessuna incompatibilità è stata introdotta per le persone di cui può avvalersi l’amministratore giudiziario, dando così la possibilità a quest’ultimo di nominare parenti del giudice di prevenzione, da cui l’amministratore ha avuto l’incarico”.

“Non solo, le aziende economicamente rilevanti sequestrate verranno affidate a dipendenti di Invitalia Spa (ex Sviluppo Italia), un carrozzone privato gestito dal Ministero dell’Economia, i cui bilanci da anni sono in rosso e che negli anni ha prodotto più disastri che altro. Non contento di ciò il Pd permetterà ad Invitalia, con il trucco della parolina ‘piani di valorizzazione’ (termine non casualmente vago), di mettere le mani su tutto il fondo della crescita sostenibile, un tesoretto che al momento ammonta ad oltre 1 miliardo di euro”.

Il M5S ha la sua “ricetta” per migliorare la legge, contenuta nel pacchetto di emendamenti che ha preparato, ma che difficilmente potrà illustrare in toto, visti i tempi contingentati.

“A nostro parere – afferma Nuti – bisognerebbe potenziare e riorganizzare l’organico dell’agenzia dei beni sequestrati e confiscati e dotarla di personale competente nella gestione aziendale, introdurre nuovi strumenti per impedire il fallimento del 95 per cento delle aziende sequestrate, introdurre trasparenza nella gestione dei beni e la pubblicità dei beni sottoposti a sequestro, ma il Pd, con il silenzio di tutti gli altri partiti, rischia di peggiorare tutto il sistema”.

Sul voto comunque pende l’incognita di un possibile rinvio, considerate le numerose anomalie che hanno costellato l’iter della legge, cosa che ha spinto i deputati Cinquestelle a scrivere alla presidente della Camera, Boldrini, per chiedere il rinvio del testo alle commissioni.

“Il Pd e la presidente di commissione Ferranti – spiega Nuti – hanno creato un grande pasticcio. Dalla commissione giustizia era emerso un testo di legge di 51 articoli che giovedì scorso è diventato di 30 articoli. Questa ‘semplificazione’, apportata dagli uffici della commissione giustizia, su proposta del Pd, ha modificato anche il contenuto del testo, ma le commissioni parlamentari e il comitato per la legislazione intanto avevano già espresso il loro parere sul precedente testo di 51 articoli. Le commissioni e il comitato dovrebbero pertanto essere riconvocate per riesprimere il loro parere sul testo corretto e, conseguentemente, si dovrebbe far slittare l’arrivo della legge in aula”.

“La confusione è stata tale – spiega Nuti – che il testo contiene, in più parti, modifiche diverse agli stessi argomenti. Ad esempio gli articoli 15 e 28 si contraddicono”.