“Berlusconi, Dell’Utri e mafia erano la stessa cosa. La mafia aveva questa potenza di controllo sui politici che li confortavano sugli interessi comuni: abolire il 41 bis, distruggere il sistema dei pentiti, restituzione dei beni ai mafiosi”.

Lo ha detto il collaboratore di giustizia Luigi Giuliano, ex boss camorrista, riferendo le parole di Vittorio Mangano al processo sulla trattativa tra Stato e mafia, in corso nell’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo.

Giuliano, soprannominato “O’ re”, durante la Nuova Guerra di Camorra Organizzata riusci’ a coalizzare in un’unica organizzazione, tutti i clan anti-Cutolo. Ha iniziato a collaborare nel 2002.

Ha detto di avere conosciuto Mangano e Riina nei primi anni Settanta e poi di avere condiviso con l’ex stalliere di Arcore alcuni giorni al 41 bis nel carcere di Secondigliano tra la fine degli anni Novanta e il 2000. Dove,
ha detto Giuliano rispondendo alle domande del pm Francesco Del Bene, ha raccolto gli sfoghi dello stesso Mangano: “Era preoccupato. Fu minacciato, gli fecero sapere che avrebbero rapito la sua famiglia e l’avrebbero sciolta nell’acido. Perche’ la mafia temeva un suo eventuale pentimento. Lui aveva rapporti con Dell’Utri e disse che era lui che gli aveva fatto pervenire le minacce”.

Giuliano aveva gia’ riferito questi fatti mettendoli a verbale nel 2002.