L’arrivo di Silvio Berlusconi è atteso dai suoi in Sicilia. Dirigenti e militanti del partito che sperano nella verve del cavaliere per racimolare i voti dell’ultima tranche di campagna elettorale, quella in cui il Pdl gioca il tutto per tutto per portare a casa il premio di maggioranza in una regione considerata l’Ohio d’Italia. E ciò che sembrava certo fino a qualche settimana fa, cioé che l’alleanza con Grande Sud di Gianfranco Micciché e con il Partito dei siciliani di Raffaele Lombardo portasse il Pdl alla vittoria sicura, appare oggi meno probabile.

Almeno stando a sentire gli “umori” della dirigenza romana del Popolo delle Libertà. Un autorevole esponente azzurro confidava ieri all’AdnKronos a Roma: “Qualche mese fa eravamo fiduciosi, ora dobbiamo stare molto attenti” riferendosi al voto siciliano, all’avanzata dei grillini e al grillismo del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta che appena ieri, nel corso della convention del movimento appena fondato e affidato alle cure dell’ex ministro delle telecomunicazioni, Salvatore Cardinale, ha lanciato la sua bordata. Bordata che richiama al movimentismo originario della Democrazia cristiana, un partito che in Sicilia ha formato generazioni di elettori e che ha garantito ai dirigenti dello scudocrociato fortune inesauribili trasferendole poi all’Udc che pesca proprio nell’Isola i voti del suo forziere.

“Voglio un movimento come la Dc” ha detto del suo “Megafono” Crocetta e alle accuse di chi gli contesta il fatto di aver accettato nella sua lista ogni tipo di fuorusciti da qualsiasi partito, il governatore fa spallucce e risponde convinto che chiunque ha una storia. Dichiarazione che ha scatenato la reazione di uno che a Crocetta, in queste settimane di campagna elettorale ha riconosciuto – anche dalle colonne di questo giornale – la capacità di “allargare” la platea di elettori che porteranno acqua al mulino del centrosinistra. E’ il capolista al Senato del Pd, Corradino Mineo a prendere la parola e censurare le dichiarazioni di Crocetta sul paragone con la Dc: “Quando parla del Megafono come Democrazia Cristiana del futuro, temo che corra troppo”, dice Mineo che sferra il suo attacco quando sostiene: “I partiti pigliatutto promettono in genere più di quanto non mantengano. Insieme a Crocetta sarà necessario immaginare una Sicilia libera dalla mafia, dal parassitismo e dalla politica come intermediazione. Per l’Italia e l’Europa. Il resto lo faranno l’affetto, la rinuncia alla delega e la partecipazione attiva dei Siciliani”.

Certo è che un dato va raccolto, anche giornalisticamente: ogni articolo del nostro giornale che racconta gli annunci di Crocetta, i resoconti delle sue conferenze stampa, che riporta le dichiarazioni del governatore, raccoglie centinaia di “mi piace” sui social network e altrettante condivisioni su Twitter. Segnale che lo apparenta, per l’appunto, al grillismo dei 5Stellini che hanno costruito molte delle proprie fortune sulla condivisione delle proprie idee attraverso internet, il mondo virtuale in cui scelgono i propri candidati, si scambiano informazioni, costruiscono il proprio consenso. Che esercitano poi, come nel caso dei quindici deputati eletti all’Ars, sotto l’effigie delle istituzioni.

Tornando in casa Pdl, quindi, la strategia del cavaliere che ha imbarcato nella sua avventura di candidato “ministro dell’economia” Gianfranco Micciché e Raffaele Lombardo è stata vista dai suoi uomini anche in Sicilia come l’unica strada percorribile per coagulare attorno al progetto del cavaliere, più voti possibile per garantirsi nelle due Camere del Parlamento nazionale un numero sufficiente di parlamentari che possano rappresentare la causa di centrodestra.

E non convincono nemmeno le parole che il leader di Grande Sud, Gianfranco Micciché che – dopo l’incidente di percorso che lo ha fermato per qualche giorno – ha concesso una intervista a La Sicilia rispondendo a distanza ai suoi ex compagni di viaggio, a partire da Michele Cimino che nell’agrigentino ha le chiavi della cassaforte elettorale del movimento dell’ex sottosegretario con delega al Cipe. “Quelli che se ne sono andati, perché non possono stare senza potere come Cimino, sono già stati sostituiti. Ma la maggior parte è tornata indietro” ha detto Micciché. “Il partito è più forte di prima. Grande Sud è in forte ripresa, mi sembra che tutto proceda al meglio. L’obiettivo è vincere il premio di maggioranza in Sicilia ma Crocetta sta prendendo di tutto: anche gente di poca qualità. Noi – ha detto – stiamo recuperando parecchi consensi al centro, nell’area Udc”.
Area, quella dell’Unione di centro, che dovrà fare i conti con la “concorrenza” interna dei candidati della Lista civica con Monti. Senza dimenticare che in Sicilia, l’Udc deve mantenere il suo sostanzioso peso elettorale conquistato alle amministrative di Palermo e confermato alle regionali siciliane. Seppure il segretario regionale dell’Udc, Gianpiero D’Alia si è visto “bacchettare” dal governatore proprio in questi giorni. “L’Udc e il Pd senza di me – ha detto Crocetta – sarebbero forze di opposizione”. Una risposta neanche troppo indiretta che il presidente della Regione ha offerto all’alleato di questa avventura di governo dopo che D’Alia in più occasioni ha lanciato il suo ultimatum: “La luna di miele con gli elettori è finita. Dopo le elezioni politiche, faremo il tagliando al governo regionale”. Parole che a volerci leggere dentro potrebbero prefigurare sì una luna di miele conclusa, ma fra i due attori della coalizione. Certo molto dipenderà dal risultato elettorale delle politiche dove ragionevolmente, specie in caso di una vittoria risicata al Senato, il Pd del premier Pierluigi Bersani – persino con l’incorruttibile Vendola al suo interno – dovrà fare di necessità virtù e chiedere il sostegno di Monti e Casini che dovrebbero reggere le sorti di un governo claudicante in una delle due Camere, rieditando a distanza la condizione di debolezza che era già stata del governo Prodi durato in carica due anni appena dal 2006 al 2008.