A venti anni dalla sua morte, ieri sera, poche ore prima di diventare beato, Padre Pino Puglisi è tornato nella sua Brancaccio. Presente più che mai nel cuore di chi lo ha conosciuto, testimonianza di cui fare tesoro anche per chi non non c’era ancora quando lui è morto.
Nel grande terreno di via Fichidindia, un tempo di proprietà della mafia e dove sorgerà la chiesa che Padre Pino avrebbe voluto edificare, sono arrivate oltre duemila persone per partecipare alla grande veglia di preghiera presieduta dall’arcivescovo Paolo Romeo.

Negli occhi di tutti, la speranza del cambiamento di una Terra con la certezza di avere da oggi uno speciale e benefico protettore.

Ad aprire la veglia, la lettura di uno scritto di Padre Puglisi che sintetizza mirabilmente il fare comunità: “Lo scopo è raggiungere la consapevolezza – scriveva il sacerdote – che non siamo uniti a Cristo se non siamo uniti tra di noi; che siamo un corpo dove ogni membro è al servizio delle altre membra”.

Soltando stando insieme si vincono le più grandi battaglie. Ci credeva davvero Don Pino, la cui esistenza è stata monito continuo al riscatto, al bene supremo, alla fiducia capace di scacciare la disperazione, alla verità che dissolve ogni paura.

I capitoli della Seconda lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi riproposti durante la veglia, ricordano che chi ha Dio ha tutto, anche nelle tribolazioni. Ma il messaggio di Don Pino Puglisi va oltre: le sue parole sono balsamo dell’anima non soltanto per i credenti. Il suo richiamo all’impegno civile non esclude nessuno, è attuale più che mai.

Lo ha ribadito anche l’arcivescovo di Palermo: “Don Pino – ha detto Romeo – è stato soprattutto il prete delle periferie, lui c’è andato, non ha avuto timore e soprattutto non si è rassegnato al degrado. Il suo operato anticipa quanto Papa Francesco ha recentemente indicato come dovere ineludibile della Chiesa, ovvero andare nelle periferie e testimoniare in modo chiaro e deciso contro ogni illegalità”.

Dopo le preghiere, lo spettacolo dedicato ai giovani, condotto da Salvo La Rosa e Massimo Minutella. A salire sul palcoscenico, artisti siciliani che hanno ognuno ricordato a modo proprio il parroco di Brancaccio: i cabarettisti Ivan Fiore e Toti e Totino, le band One Crew e The Royals, e Quelli della Rosa Gialla (dal fiore preferito del nuovo beato), un gruppo di giovani che hanno adattato in forma di musical gli scritti di Padre Pino.

“E’ una grande gioia per tutti noi – dice Salvo La Rosa – sapere che Padre Puglisi ci assisterà dal cielo. Il riconoscimento del suo martirio da parte della Chiesa è un segno preciso: la mafia non ha vinto. Chi lo ha ucciso credeva che sarebbe passato nel dimenticatoio. Non è stato così, e le migliaia di persone accorse per la beatificazione lo testimoniano”.

Massimo Minutella, da buon palermitano sottolinea “l’orgoglio di questa città, che può essere di esempio per tutti. In questo momento – commenta – è come se Padre Pino ci dicesse ‘picciò’ smuovetevi, fate qualcosa per migliorare Palermo, lui ha cambiato molte cose,  in un quartiere come Brancaccio che venti anni fa era terribile”.

Per Biagio Conte, missionario laico, la beatificazione è l’occasione giusta per “ripartire con una rinnovata energia, seguendo gli insegnamenti di Dio e con la consapevolezza che anche il peggiore dei momenti può essere superato”.

I siciliani potranno da oggi dire che anche da una Terra per molti disperata, può nascere qualcuno capace di fare la differenza, proprio come Padre Puglisi.