Se ci fosse una data per celebrare il genio e la vivacità di Catania non potrebbe che essere oggi, 28 luglio. Oggi, infatti, Francesco Virlinzi, avrebbe festeggiato il suo 53esimo compleanno, ma un male terribile lo ha stroncato a soli 41 anni lasciando la città orfana di un uomo che capì il valore della musica come veicolo di riscatto.

Checco non fu solo un produttore discografico, un mecenate, un ottimo disc jockey, probabilmente fu l’interprete di una generazione che ha dato tantissimo a Catania in termini di crescita culturale ed emancipazione. I progetti di Virlinzi, infatti, sono il risultato di un fermento musicale che brulicava nei garage dei condomini della città, la sintesi stessa di un’atmosfera unica e magica che si alimentava dalla proposta suonata nelle radio libere e nelle discoteche.

Catania, dalla metà degli anni 80’ e fino alla metà dei ’90, era un territorio di meravigliosa democrazia culturale dove i dj suonavano i dischi di band pressoché sconosciute alla maggioranza, ma che in breve tempo diventavano beniamini del pubblico catanese. E’ stato così per i Rem, ad esempio, suonati per la prima volta da Virlinzi in una discoteca e incredibilmente recepiti dagli adolescenti del tempo che li elevarono a propri idoli. Chi oggi veleggia verso i 40 (e siamo generosi…) a casa possiede almeno un disco della band di Michael Stipe.

Ecco perché Francesco Virlinzi li volle a Catania. Ci provò tante volte fino a quando, nel 1995, i Rem dissero sì. Era il 6 agosto. Il concerto che una generazione aveva atteso per una vita diventava la liturgia di quel popolo rock, la presa della Bastiglia di una rivoluzione pacifica condotta inconsapevolmente da disc jockey e speaker imberbi e da uomini, come Virlinzi, che vedevano lungo: la musica come riscatto nella città dei cento morti ammazzati all’anno.

Al Cibali, allora si chiamava così, doveva esserci l’apoteosi e in parte ci fu. Dipende dalle prospettive: chi quel concerto lo aveva sognato e bramato vide uno stadio mezzo vuoto; chi andò legittimamente a scatenarsi con i successi dei Rem festeggiò in uno stadio mezzo pieno.

Da quel giorno, però, Catania non fu la stessa. La città musicalmente incontaminata era stata già affetta dal virus della globalizzazione che la rese uguale a tutte le altre.

Oggi ci piace ricordare Francesco Virlinzi come uno di quegli adolescenti degli anni ’80 che andavano in visibilio per quel disc jockey che, con il cappellino di Bruce Springsteen in testa, si dimenava suonando l’ultimo disco dei Rem. Auguri. 

foto da ilquaderno.wordpress.com